''L'immortale film'': vita di Ciro, diretto da Marco D'Amore

13 lug 2019

“Signore e signori, benvenuti a Scampia”. Sono le strade dove Ciro è cresciuto, dove quell'educazione criminale l'ha reso ciò che è, immortale. “Vedete, vi faccio vedere l'inquadratura. Voi arrivate da qua, dove stanno le barriere, e girate qui. Tu ti tieni sulla destra, più vicino al marciapiede e tu vai qui nella sinistra, e camminate tranquilli ed entrate dentro”. Siamo sul set del film che, con un'operazione senza precedenti, si pone come segmento tra due stagioni di una serie, Gomorra. “Stop, grazie”. “Siamo arrivati al racconto della quarta stagione; questo film s'inserisce dal punto di vista narrativo e crea un ponte, crea un collegamento”. “Meglio allungare la mano prima”. Marco D'Amore, indimenticato protagonista capace di mali efferati e improvvisi gesti eroici, scrive, dirige e interpreta per il cinema questo nuovo capitolo, che narra la vita di Ciro prima di sprofondare nelle acque del Golfo di Napoli. “Se diranno che la storia è brutta, l'ho scritta; se diranno che è ben recitata, ma è mal diretta, l'ho diretta. Va beh”. “Il marciapiede”. “Voglio vedere se è in campo. Vedi? Macchine da presa, campo. Via, via”. “Molto più che un attore, io mi sento un autore nella misura in cui più che i ruoli amo i temi, le storie, che è quello che voglio raccontare”. Sette settimane di riprese tra Roma, Napoli e Riga per seguire la vicenda di un personaggio sopravvissuto al terremoto, cresciuto solo e figlio di nessuno. “Noi raccontiamo questo percorso criminale, questa educazione alla criminalità che ha avuto Ciro, in un momento della sua vita in cui non c'è ancora quella consapevolezza dell'adulto, e dunque questo bambino si affaccia a questo mondo con l'ingenuità di chi pensa di vivere un'avventura e di chi invece scoprirà amaramente che cosa significa intraprendere quella vita”. “Chiamalo, chiamalo, Alfo'”. “Non sarò mai grato abbastanza a questo personaggio. Il rapporto e l'empatia che sento con lui sono difficilmente descrivibili perché penso sia giusto, così come nei rapporti umani, dimostrare gratitudine verso chi comunque ti ha regalato una grande possibilità nella vita, e io devo tanto a Ciro Di Marzio. Chi se ne va che male fa”.

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