Premio Strega, Veronesi in testa, la cinquina è una sestina

10 giu 2020

Una conferma. Il favoritissimo Sandro Veronesi in testa al gruppo degli scrittori finalisti. E' una sorpresa, non sarà una cinquina ma una sestina quella che il 2 Luglio si contenderà la vittoria allo Strega, il più importante premio letterario italiano. Veronesi raccoglie col suo Il Colibrì 210 preferenze, più di tutti. Poco distanti, appaiati, Gianrico Carofiglio con La misura del tempo, e Valeria Parrella che firma Almarina, entrambi con 199 voti. Seguono Gian Arturo Ferrari, col suo Ragazzo italiano, che di voti ne raccoglie 181, chiude la sestina Daniele Mencarelli con Tutto chiede salvezza. L'outsider si chiama Jonathan Bazzi, autore di di Febbre, primo ripescaggio di uno scrittore pubblicato da un piccolo-medio editore come previsto dalla clausola di salvaguardia, nata nel 2015 e applicata per la prima volta quest'anno, per lui 137 preferenze. Libri quest'anno che invitano a riflettere sul sé e sul mondo che ci circonda, vicende con una forte impronta del vissuto personale degli autori, come quella raccontata da Bazzi, storia di un luogo, Rozzano, e di un tempo, il nostro. Storia anche di una malattia quasi dimenticata, l' HIV. Nel libro di Carofiglio c'è il tempo, il suo trascorrere e tutto ciò che comporta, romanzo anche sul senso del fallimento e sul suo valore positivo, imparare dagli errori si deve e si può. La sola donna della sestina finalista Valeria Parrella, mette al centro del suo libro verità e giustizia. Poi un carcere, Nisida, e due donne, un'insegnante e una giovane reclusa. Ferrari ci racconta con una punta autobiografica un'infanzia, una provincia, una Milano che diventa metropoli, l'Italia compressa tra fascismo, guerra e Italia del benessere. Ci sono un ventenne, costretto a confrontarsi con la propria natura e un ospedale psichiatrico al centro del racconto di Mencarelli, premiato quest'anno con lo Strega dei giovani, mentre i Veronesi ci offre il racconto di un personaggio suo coetaneo e di tutta una vita per lo più dolorosa. Una vicenda che è anche una sorta di confronto generazionale tra gli adulti e i più giovani. Sono questi ultimi, lascia intendere l'autore, in grado di trovare quelle soluzioni che non sempre i grandi sono capaci di trovare.

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