Prima della Scala, Tosca apre la stagione lirica

02 dic 2019

Sarà la Tosca di Giacomo Puccini a inaugurare la stagione lirica del Teatro alla Scala il prossimo 7 dicembre. Dopo Turandot, la Fanciulla del West, Madama Butrerfly e Manon Lescaut, il direttore musicale Riccardo Chailly prosegue il suo percorso di presentazione di Puccini con una delle opere che ha maggiormente forgiato la fama del Teatro alla Scala. Nella versione del prossimo Sant'Ambrogio sentiremo 8 inediti che dopo la serata inaugurale del 14 gennaio del 1900 non sono stati più proposti. Pagine straordinarie, mai più ascoltate e che richiedono una grande capacità interpretativa, cosi come il finale, che racconta la disperazione di Tosca in un tempo teatrale allungato di 45 secondi. “Puccini era un mago del senso del ritmo del teatro. Il fatto che lui avesse nella prima versione raddoppiato il tempo musicale che commenta il suicidio di Tosca è un fatto assolutamente nuovo. Anche il pubblico scoprirà una pagina lacerate perché è un tutto orchestrale fortissimo che riprende tutta la melodia di “E lucevan le stelle”. E' come un disperato ricordo delle ultime parole di Cavaradossi prima della morte.” Una vera e propria celebrazione della musica grazie anche a voci straordinarie e di Davide Livermore, che dopo l'applauditissimo Attila dello scorso 7 dicembre torna alla regia di un'altra Prima. Nessuno slittamento temporale, però, quest'anno. Siamo infatti nella Roma del 1800 perché la partitura di Giacomo Puccini è già una descrizione perfetta dei tempi dell'azione e dei tempi dell'anima. “Un regista deve fare una cosa, deve servire l'autore e l'autore ha scritto lo spettacolo perfetto, per questo che abbiamo una grandissima responsabilità e un grandissimo impegno perché ci troviamo di fronte alla perfezione e, quindi, riuscire a servire una cosa così straordinaria che ricorda in tanti momenti thriller, in altri momenti ha delle profondità che sono quanto di più incredibile si possa raccontare dello struggimento dell'animo umano, però tutto fatto con un tempo di narrazione dell'anima e dell'azione stessa che è qualche cosa di sconvolgente. Non a caso Puccini è il più grande, in fondo, musicista della storia del cinema, perché tutti i musicisti hanno preso da lui.” Un'opera che è la celebrazione della musica come summa di tutte le arti, scritta agli inizi del Novecento, ma profondamente attuale. “E' uno squarcio sul futuro di tutto quello che viene più di un secolo dopo, quindi la modernità del soggetto e la grandezza della musica di Puccini rende Tosca oggi attualissima, credibilissima e affiancabile anche a realtà, ahimè, molto crude e dure della nostra società.

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