Ritratto della giovane in fiamme, di Cèline Sciamma

13 dic 2019

Pensate che a tutti agli amanti sembri di inventare qualcosa? Un amore al femminile, una passione che nasce tra sguardi e silenzi, che esplode con delicatezza e che viene vissuta con libertà. In un film in cui la presenza maschile è praticamente assente, in cui ogni inquadratura è come un ritratto e dove essere una pittrice è un modo anticonvenzionale di condurre la propria vita, non stupisce che anche dietro la macchina da presa ci sia una donna, una delle poche registe affermate, Céline Sciamma. Sono anni che sogno di farlo. Nel cast anche Valeria Golino, figura autoritaria in un Settecento in cui solo gli uomini potevano decidere autonomamente del proprio destino. Che sapete del mio matrimonio? Niente. È tutto quello che so anch’io. Non mi era mai successo di fare un film così, a parte tutto, con pochissimi attori, così stagliato, in cui i personaggi si stagliano proprio sullo schermo, non sono diluiti in mille cose. Ogni gesto è importante, ogni piccolo movimento diventa importante. Con orgoglio Céline porta in giro per l'Europa e non solo, vista la recente candidatura ai Golden Globe come film straniero, il suo “Ritratto della giovane in fiamme”, accentuando la bellezza di un cinema fatto semplicemente di sentimenti. Guardate. Provo un nuovo sentimento. Qual è il titolo? Ritratto della giovane in fiamme.

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