L'Ue fissa paletti all'uso dell'intelligenza artificiale

22 apr 2021

A Bruxelles ne parlano come di una rivoluzione pari a quella che, nel settore della privacy, è stata raggiunta con il GDPR, il regolamento europeo sui dati personali considerato oggi Il più avanzato al mondo. Nel mirino della Commissione Europea, stavolta, c'è però l'intelligenza artificiale, con l'obiettivo di delimitarne il campo d'azione per tutelare i diritti fondamentali della persona e i valori dell'Unione Europea, anche a costo di perdere qualche punto di competitività rispetto ad altre superpotenze con meno scrupoli. La proposta elaborata dai Commissari Vestager e Breton, prevede un approccio basato su diversi livelli di rischio. Bandite sempre e comunque le tecnologie considerate a rischio inaccettabile, come quelle che consentirebbero a un governo di dare un punteggio sociale per classificare i comportamenti dei suoi cittadini. Avranno invece severi limiti e dovranno ottenere un'autorizzazione preventiva della magistratura le applicazioni ad alto rischio, come il riconoscimento facciale, consentito solo per questioni di sicurezza pubblica, lotta al terrorismo o ricerca di bambini scomparsi o criminali. Altri esempi sono le tecnologie in settori in cui c'è in ballo la vita delle persone, come i trasporti o la medicina, o ancora i software per valutare la preparazione di uno studente, la solvibilità di un cittadino, l'adeguatezza di un curriculum o la validità di una domanda d'asilo. Rischio limitato invece e solo un obbligo di trasparenza per servizi come i bot usati dalle aziende per chattare con i suoi clienti, mentre sostanziale via libera ad applicazioni a rischio minimo come i filtri antispam. La proposta della Commissione che dovrà ora essere negoziata e approvata dall'Europarlamento e dagli stati membri, prevede anche sanzioni fino al 6% del fatturato, per le aziende che non dovessero soddisfare i requisiti richiesti.

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