Il ricordo di Felice Gimondi, tra i grandissimi del ciclismo

Stato certamente uno dei più grandi ciclisti italiani della storia, sotto Coppi e Bartali, forse Girardengo, ma certamente sopra tanti altri. Per spiegarvi chi è stato Gimondi, Gimondi corridore, vi dico un paio di cose. Intanto vi dico che cosa non è stato Gimondi. Quando si racconta delle grandi rivalità si dice sempre: "Beh, certo, c'era Merckx quindi Gimondi era l'eterno secondo". Non è vero, non è vero. Gimondi, certamente avrebbe potuto vincere, avrebbe vinto molto più di quello che ha vinto, ma se vi dico un Tour de France, tre Giri d'Italia, una Vuelta, un mondiale e una Parigi Rubaix, anche una Milano Sanremo. Ebbene, ditemi voi se uno così ha vinto poco. Certo Merckx ha vinto di più avrebbe vinto di più rispetto a quello che ha vinto sì, certamente sì, ma scordiamoci l'etichetta di eterno secondo. Eterno secondo era era Poulidor, era Belloni nei confronti di Girardengo, Gimondi non era un eterno secondo, certo Merckx ha vinto tante gare. Però lo stesso Merckx, questa la seconda così importante che voglio dirvi, lo stesso Merckx tributò a Gimondi un onore realmente d'altri tempi. Quando Gimondi vince nel '76 il suo terzo e ultimo Giro d'Italia ormai aveva 34 anni, era alla fine della carriera, molti pensavano fosse finito, Merckx in quel giro va molto male, arriva alla fine ottavo, ma vuole finire il Giro d'Italia vuole terminare la corsa non vuole ritirarsi. Quando capisce che non lo vincerà mai questo Giro, proprio perché vuole tributare a Felice Gimondi l'onore di dire "ho vinto il Giro d'Italia con Merckx in classifica". Merckx, Gimondi, erano molto amici. Al punto che quando a Merckx accadde una questione di doping che lo portò a perdere la maglia rosa, Gimondi, il giorno dopo non indossò la maglia rosa per rispetto nei confronti di Merckx. Però qui siamo qui per parlare di Gimondi. Ebbene Gimondi era un uomo duro, un uomo della provincia di Bergamo, un uomo che ha iniziato subito a far fatica. Pensate che il papà quando Felice era appena nato, andò per dieci anni in Brasile a fare il tagliatore di canna da zucchero per portare a casa, per mandare a casa dei soldi. La mamma faceva la postina, poi papà mise insieme i soldi per aprire un'azienda, ma Gimondi faceva all'inizio il sostituto della mamma faceva il postino, quando la mamma era ammalata o si prendeva un legittimo giorno di riposo. Già dai dilettanti si capì subito che Gimondi aveva le marce alte. Vinse il suo Tour de France all'esordio nel 1965. Lui passa professionista nel '64 e al primo Tour, lo vince. Questo per dirvi la grandezza di Gimondi, cioè tra Giro d'Italia, Tour de France, Vuelta, la prima grande corsa a tappe che vince è il Tour de France, non c'erano tanti italiani prima di lui ad aver vinto il Tour de France e dopo di lui abbiamo dovuto aspettare il '98 con Marco Pantani. Tra l'altro con Gimondi nella società, nella Mercatone Uno a lavorare con Marco Pantani. Questo era Felice Gimondi, uomo realmente d'altri tempi, un uomo che ha vinto tantissimo, l'uomo che, ripeto, avrebbe potuto vincere anche di più, ma certamente è nel Pantheon dei grandi ciclisti, devo dire grandi sportivi italiani di sempre.


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