Lo chiamano “Ballhalla” e oggi in tutti gli Stati Uniti non c'è un posto migliore per giocare a basket. La città è San Francisco, sulla maglia c'è scritto Golden State e lo show va in scena al Chase Center, ma non è la squadra di Steph Curry, che al massimo qui fa da spettatore in prima fila. A recitare da protagoniste invece sono le Valkyries, valchirie californiane che hanno tolto la V da Valhalla, luogo epico della mitologia scandinava, sostituendola con una B, quella di basketball. E la pallacanestro delle Valkyries oggi detta legge nella WNBA grazie anche a Cecilia Zandalasini, pedina importante di una squadra in vetta alle classifiche che fa impazzire San Francisco con sold out da oltre 18.000 spettatori a partita, e che fuori dal campo vanta una valutazione di oltre 500 milioni di dollari — un record per il basket femminile. Nate solo lo scorso anno quando sono diventate la prima spada WNBA a centrare i playoff nella stagione di debutto, fin dal primo giorno nel loro successo c'è anche un po' d'azzurro, e quest'anno Zandalasini si è presa il quintetto base e non l'ha più mollato. Il sogno è quello di un secondo titolo WNBA dopo il primo vinto con le Minnesota Lynx nel 2017. Prima però due parentesi importantissime: la sfida di stanotte alle Indiana Fever di Caitlin Clark, in diretta alle 2 su Sky Sport Basket, e poi quella con la Nazionale ai Mondiali di Berlino di settembre. Nella speranza che la V di Valkyries si traduca in azzurro nella V di vittoria.























