Crisi banche, Deutsche Bank spaventa i mercati

Una multa grande quanto il valore dell’intera banca, una massa di contratti derivati che appesantiscono il bilancio e i segnali di sfiducia di alcuni dei più importanti fondi speculativi americani. Sono i giorni più neri nella storia ultracentenaria di Deutsche Bank, che getta un’ombra sinistra su tutto il sistema bancario tedesco. Una crisi che arriva da lontano, ma che in questi giorni sta assumendo contorni preoccupanti. Tant’è che il valore della banca alla Borsa di Francoforte è più che dimezzato rispetto ai livelli di inizio anno. Che l’istituto presentasse dei problemi lo aveva già segnalato, prima dell’estate, il Fondo monetario, che aveva definito Deutsche Bank come la banca globale con i maggiori rischi sistemici. In poche parole un gigante che, in caso di inciampo, rischia di portarsi dietro l’intero settore, non solo tedesco ma forse anche globale. Ma quell’inciampo non sembrava possibile, fino a che il Dipartimento di Giustizia americano, a metà settembre, non ha sanzionato la banca con una multa da 14 miliardi – e basti dire che Deutsche Bank vale attualmente 13,8 miliardi, dopo gli ultimi scivoloni di borsa – con l’accusa di truffa ai danni degli investitori proprio nella compravendita di derivati, legati ai mutui subprime, quelli che scatenarono la tempesta sui mercati nel 2008. Nelle ultime ore, alcuni hedge fund americani (i grandi fondi speculativi) avrebbero ridimensionato, e di molto, i loro rapporti con Deutsche Bank, trasferendo parte dei loro ingenti pacchetti di derivati – ancora loro – presso altri istituti. Una sorta di contrappasso per Deutsche Bank, che nel 2011 si liberò, senza troppi complimenti, dei titoli di Stato italiani, aggravandone la crisi. Un attestato di sfiducia che rafforza le voci, smentite dal Governo tedesco, di possibili aiuti pubblici, peraltro vietati dalle nuove regole sui salvataggi bancari, che vedono proprio la Cancelliera Merkel come fiera sostenitrice. Insomma, se le banche italiane versano qualche lacrima, quelle tedesche non ridono di certo, anche perché la seconda banca teutonica, Commerzbank, ha appena annunciato un piano di taglio dei costi, che comporterà la perdita di 9.600 posti di lavoro. E dire che la banca fu salvata, qualche anno fa, dal Governo con 18 miliardi di iniezioni pubbliche, e tuttora Berlino è il primo azionista, con il 15 per cento.

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