Crisi di governo, Pd spaccato

Sappiamo che lui non vuol sentir parlare di questa ipotesi e anche nelle conversazioni con i suoi, i suoi fedelissimi, comunque respinge questo scenario, perché ha ben chiara quale potrebbe essere la reazione, ricordando le parole da lui più volte pronunciate in questi ultimi giorni a proposito della volontà di non restare attaccato alla poltrona. E Renzi sa, appunto, che verrebbe su questo attaccato, che fortissime sarebbero le polemiche. Sa anche, Renzi, chiaramente che di fronte a una richiesta che in questo senso gli avanzasse il Presidente della Repubblica difficilmente potrebbe dire di no. Probabilmente aspetta di ricevere segnali se non positivi quanto meno comunque di possibile apertura dai leader delle opposizioni all’ipotesi che lui resti a Palazzo Chigi almeno fino alla sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Quindi, sicuramente ieri nel PD hanno tenuto in considerazione le parole pronunciate da Luigi Di Maio, 5 Stelle. Di Maio ha detto “Renzi resti alla guida del Governo per gli affari correnti fino alla sentenza della Consulta e poi si va al voto”. Nel frattempo, la situazione dentro il Partito Democratico è assolutamente caotica. C’è un clima di sospetti reciproci. Si torna a parlare di un grandissimo movimento delle correnti. Sotto accusa, in modo particolare, c’è il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che viene sospettato di tramare alle spalle di Renzi anche con Forza Italia, con Silvio Berlusconi, per provare ad arrivare lui a Palazzo Chigi. Tant’è che queste voci così forti lo hanno indotto a smentire e negare pubblicamente qualunque ipotesi di questo genere. Poi c’è la minoranza del PD, la minoranza bersaniana, del tutto contraria al voto. Vorrebbe un governo a guida PD per arrivare fino al 2018.


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