Referendum costituzionale, le divisioni nel Pd

Il referendum costituzionale e la sua applicazione in combinazione con l’Italicum, la nuova legge elettorale: è il tema al centro dell’ennesimo scontro interno al PD. Il Capo del Governo, nonché Segretario del partito, torna a provocare la minoranza: “Se non si fida, voti ‘no’. Gli italiani – aggiunge Renzi – decidono come votare con la loro testa e non seguendo le correnti PD”. Bersani ripete, invece, come l’incrocio tra riforma e Italicum sia pericoloso, ma esclude l’ipotesi di scissione interna. Soprattutto, in un’intervista, l’ex Segretario afferma: “Se vince il ‘no’, si vota nel 2018, perché serve un Governo per fare la legge elettorale. Se vince il ‘sì’, Renzi tenterà le urne già nel 2017”. Se la sfida è rinviata al congresso del prossimo anno, rimane la battaglia sul referendum. Nel corso della direzione di lunedì, Renzi si era detto disponibile a rivedere la legge elettorale, proponendo una Commissione alla Camera per verificare possibili modifiche all’Italicum. Per la minoranza ne farà parte Gianni Cuperlo. “Bene vedere le carte, ma lo scetticismo rimane”, commenta Bersani. Mentre avviene questo in casa PD, l’ex Presidente della Consulta, Valerio Onida, ha presentato due ricorsi, uno al TAR del Lazio e l’altro al Tribunale civile di Milano, con cui impugna il quesito referendario, ritenuto incompleto. “Non viene rispettata la libertà di voto degli elettori – afferma – perché non potrebbe esprimersi in maniera diversa su aspetti eterogenei della legge, come l’elezione del Presidente della Repubblica o la disciplina del referendum”.

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