40 anni di racconti, parole ripetute, urlate e non ascoltate, documenti e ricordi ripercorsi in 8 ore. La giornata del nuovo inizio della vicenda di Emanuela Orlandi si condensa in 8 ore. Pietro, il fratello, da sempre voce della 15enne scomparsa nel '83, per la prima volta è stato sentito in Vaticano dal promotore di giustizia della Santa Sede Alessandro Diddi. Aveva tanto da dire e per la prima volta, dice, si è sentito ascoltato. Ho trovato, racconta, la disponibilità a fare chiarezza come chiesto da Papa Francesco. "Il fatto stesso che loro abbiano detto che ho ricevuto l'incarico da Papa Francesco e dal Segretario di Stato di fare chiarezza, al 100%, di indagare a 360° e non fare sconti a nessuno". Ha fatto nomi, portato carte, tutto quello che ha raccolto negli anni insieme al suo legale Laura Sgrò a sostegno delle sue tesi: la pista londinese in primis che voleva Emanuela portata a Londra, appunto, da qualcuno legato al Vaticano. Orlandi ha portato un elenco di persone secondo lui da sentire: i Cardinali Re e Sandri, l'ex-comandante della Gendarmeria Vaticana Giani, il suo vice Alessandrini e i Procuratori di Roma Capaldo e Pignatone. Un passo importante per Pietro Orlandi diventato grande con la sparizione di sua sorella che ha atteso questo momento per anni con la sua famiglia ripetendo le sue verità che ora andranno verificate ovviamente ma che non restano più sue agli occhi del Vaticano. "L'inchiesta è stata aperta il 9 gennaio però ho saputo che già da tantissimo tempo già stanno lavorando, hanno interrogato già altre persone, non so chi, e hanno già una bella documentazione sulle cose che hanno trovato, visto che negli anni passati in pratica hanno sempre detto che non avevano neanche un pezzo di carta, invece, evidentemente, delle cose sono uscite fuori". L'auspicio ora è la collaborazione con la Procura di Roma. Ma certo qualcosa si è mosso. È sicuramente un nuovo punto di partenza per uno dei grandi misteri del nostro paese.























