Sono diversi i compiti attribuiti all’organismo composto da venti senatori e venti deputati. Innanzitutto sarà fondamentale “ricostruire e analizzare in maniera puntuale la dinamica della scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori” e “verificare ed esaminare il materiale e i dati acquisiti attraverso le inchieste giudiziarie e quelle giornalistiche riguardanti la scomparsa delle due giovani”. La commissione parlamentare dovrà anche “esaminare e verificare fatti, atti e condotte omissive che possano avere costituito ostacolo o ritardo o avere portato ad allontanarsi dalla ricostruzione veritiera dei fatti". L'iniziativa parlamentare arriva due mesi dopo un altro importante passaggio: nel solco della ricerca della verità e della trasparenza a tutti i costi voluta da Papa Francesco, a gennaio il promotore della giustizia vaticana Alessandro Diddi, insieme alla gendarmeria, hanno deciso di riaprire le indagini su una vicenda che scuote da quarant'anni la Santa Sede e le sue massime istituzioni. L'ultima inchiesta venne archiviata nell'ottobre del 2015 dal GIP, su richiesta della procura, per mancanza di prove consistenti. Adesso si ripartirà dall'esame di ogni singolo dettaglio, a partire da quel pomeriggio del 22 giugno 1983 quando la ragazza di 15 anni, figlia di un dipendente Vaticano, scompare nel nulla. Nel corso del tempo vennero seguiti tre filoni d'indagine: la pista del terrorismo internazionale, quella della mafia e del Banco Ambrosiano e, infine, quella legata al caso Vatileaks. "Anni fa ci fu una trattativa tra Vaticano e procura di Roma per la restituzione del corpo di mia sorella" ha detto recentemente Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, da sempre impegnato insieme alla famiglia, ostinatamente, a diradare le nebbie sulla scomparsa della sorella. Suo padre Ercole è morto nel 2004. "Sono stato tradito da chi ho servito", sono state le tue ultime parole.























