Coronavirus, la sfida dei posti in terapia intensiva

14 mar 2020

La battaglia contro il coronavirus passa per un dato molto importante: il numero di unità di terapia intensiva. Circa il 10% delle persone che contraggono il virus ha bisogno di questo tipo di cure e la vera sfida sarà attrezzare i reparti di ospedale, con i letti e ventilatori polmonari che adesso mancano, perché la pandemia ha colto molti paesi impreparati. In Italia i posti letto attrezzati per i casi più gravi e per le persone che hanno bisogno di essere intubate nel caso del coronavirus perché colpita da polmonite acuta, prima dell'emergenza erano circa 5.100 grazie ai 4.000 ventilatori ordinati tramite la Consip e ai 1000 consegnati dalla Cina, la situazione migliorerà anche se secondo uno studio, di nuovi posti, ne servirebbero 4.000 entro un mese. Anche perché, oltre che ai malati di Covip 19 dovranno continuare a essere destinati anche alle normali emergenze, un obiettivo ambizioso da raggiungere. Ma non siamo gli unici ad avere questo problema a parte la Germania, con 28.000 unità di terapia intensiva e 25.000 respiratori e, in parte, la Francia, gli altri Paesi europei, almeno quelli dove il contagio si è più diffuso, sono messi più o meno come noi, e anzi il Regno Unito decisamente peggio. E adesso che Trump ha ammesso che il coronavirus è un'emergenza nazionale, anche gli Stati Uniti iniziano a chiedersi se sono pronti. Le unità di terapia intensiva negli USA sono 45 mila, poco più di 13,5 ogni 100.000 abitanti, meno che in Germania e Francia, ma più che in Italia. Lì però il discorso è un altro, che tipo di accesso alle cure, avranno i quasi 30 milioni di cittadini privi di assicurazione sanitaria?.

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