Corruzione, arrestato ex direttore Agenzia Entrate Como

25 giu 2019

Promettevano sconti anche piuttosto consistenti su debiti erariali a fronte di bustarelle che venivano intascate nel più classico dei modi, come dimostrano le immagini delle telecamere nascoste posizionate dalla Guardia di Finanza di Como, in uno degli studi commercialisti coinvolti nelle indagini. Ma c'è di più: avrebbero divulgato anche l'elenco dei soggetti che nel corso di quest'anno dovevano essere controllati dal fisco, e, almeno in un caso accertato, bluffato davanti alla commissione tributaria, al fine di perdere e intascare così, come ringraziamento, i soldi della società debitrice. Con l'accusa di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio, sono stati arrestati dal nucleo di Polizia economico e finanziaria delle Fiamme Gialle di Como, su richiesta della Procura, l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate di Como, attualmente direttore a Varese, Roberto Leoni, l'ex capo ufficio legale della stessa Agenzia delle Entrate, Stefano Lo Verde, due commercialisti e un imprenditore. “Non si è trattato di un fatto episodico di corruzione, ma di un sistema ben collaudato, perché ha investito, tra gli altri, la figura di vertice dell'ufficio provinciale dell'Agenzia, e perché si è trattato di vicende corruttive nell'ambito delle quali, a fronte di pubblici ufficiali infedeli, hanno operato alcuni imprenditori ben disposti a corromperli”. Nel corso dell'indagine sarebbe emerso come, in un contenzioso con una società finito davanti alla commissione tributaria, i due commercialisti, attraverso l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate di Como, avrebbero arruolato l'ex capo dell'ufficio legale al fine di fare gli interessi, invece che del fisco, della stessa società debitrice, dandogli anche alcune istruzioni su come porsi davanti allo stesso giudice. In realtà, alla fine, nonostante l'accordo, la commissione tributaria diede ragione all'Agenzia delle Entrate, così, invece che i 15.000 euro pattuiti, solo per il disturbo sarebbe arrivata a Lo Verde una busta con 2.000 euro. L'indagine ha preso le mosse dalla denuncia di un funzionario della stessa Agenzia delle Entrate che, proprio per le pressioni subite, si era insospettito.

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