Si chiamano Mariam e Kester e sono tra gli oltre 100 migranti salvati dalla Sea Eye 4, sbarcata a Napoli. Nei loro occhi il terrore che hanno vissuto. Mariam dalla Guinea ha perso i suoi amici sul barcone, sono annegati. Tanti ed estenuanti i giorni in balia delle onde. Kester ha tre figli di 6, 9 e 12 anni. È scappata dalla Nigeria, ci racconta di un marito violento, ci mostra una cicatrice sulla testa. Racconta che non ha soldi e quindi i suoi figli in Nigeria non andavano più a scuola. Ha affrontato l'inferno in Libia, poi sul barcone anche lei. Le condizioni dei migranti salvati sono discrete, spiegano il direttore dell'ASL Napoli 1 e uno dei medici che li sta assistendo in queste prime fasi, ma la sofferenza è tanta e non solo quella fisica. "Quali sono le patologie che derivano dal grado, dallo stato di sofferenza nel quale si trovano queste persone?" "Sicuramente le ustioni, le fratture, le ferite lacero-contuse, dovute al naufragio, perché poi il motore si è incendiato per cui abbiamo rilevato diverse ustioni sul corpo. E grande sofferenza psicologica, chiaramente, disidratazione, cattiva alimentazione". "Loro hanno bevuto acqua di mare perché non avevano acqua?" "Assolutamente non avevano acqua. Non avevano acqua né cibo. Questo non ce lo possiamo permettere".























