Bambini, Barrilà: "Dall'officina alla strada"

02 lug 2020

Mi sono recato in una località a parlare a degli adulti, però mi chiedono di incontrare anche i bambini la mattina. Ci passo la giornata in questa località. Nel primo incontro accade una cosa apparentemente banale e insignificante. Intanto quella classe si sta preparando ad ascoltarmi, uno dei bambini mi fa cenno di avvicinarmi e poi mi bisbiglia a un orecchio una domanda apparentemente banale e insignificante. Vi dirò dopo qual è la domanda, dopo che abbiamo sviluppato un piccolo ragionamento. Nei nostri precedenti filmati abbiamo dato un'occhiata dentro il cofano della macchina ossia nella testa del bambino. Adesso proviamo a metterla in strada e vediamo come si comporta, vediamo dove si dirige, soprattutto come ci si dirige, perché il punto di incrocio tra l'educatore e il bambino è proprio questo, il modo in cui si muove. Innanzitutto osserveremo, sembra scontato ma non lo è, che il bambino cammina in avanti, procede verso una meta precisa che sembra avere in mente, una meta che noi possiamo desumere dalle premesse che abbiamo sviluppato nei precedenti video e che possiamo cogliere anche nel suo comportamento perché nel comportamento del bambino c'è una logica precisa che ricorda quella di un romanzo, una trama che si sviluppa con coerenza. Guai se non fosse così perché sono vi fosse una logica, se il bambino si muovesse a casaccio, il nostro intervento sarebbe abbastanza difficile. Dunque, poniamo questo principio in modo chiaro: perché vi sia intervento educativo occorre che vi sia una trama nel bambino e la trama c'è, esiste. Inoltre i bambini sono molto più leggibili di noi adulti, sono molto meno bravi a schermarsi, il loro corredo di malizie non è sofisticato come il nostro, basta stare attenti per accorgersene. Inoltre loro si muovono in modo semplificato, sono come dei marziani che arrivano su un pianeta nuovo, devono muoversi e all'inizio non lo fanno in modo raffinato, esiste la destra ed esiste la sinistra, l'alto e il basso, il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Qual è la domanda mi ha posto quel bambino? Quel bambino mi ha posto una domanda che nella sua semplicità racchiudeva tutto ciò che desidera un bambino. Lui mi ha chiesto: Domenico, ma tu conosci il mio nome? Impossibile, non ero mai stato lì, però in quella domanda ci sono le sue mete, che conosceremo meglio nelle prossime riflessioni. E quali sono questi obiettivi, che sono gli obiettivi anche di tutti noi? Essere chiamati per nome, cioè distinti, contare qualcosa per qualcuno, svincolarsi da quella sgradevole sensazione di essere una margherita anonima in un campo di margherite. Su questo torneremo prestissimo.

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