"Questa è la sala d'attesa dell'area cosiddetta a basso rischio, come vedete, nonostante l'ora han già qualche persona in attesa, alcuni di questi sono in attesa dalla notte praticamente. Questo è Il triage. Gli infermieri di triage che sono appunto dedicati all'area pulita e l'area sporca e siamo al momento del cambio turno tra il turno della notte e il primo turno del mattino, dalle 8 alle 14:00, e quindi ci sarà il cambio anche dei medici e degli infermieri hanno fatto il cambio alle 7 di mattina". Pronto Soccorso dell'Ospedale Manzoni di Lecco, 70.000 accessi l'anno, 15 medici d'urgenza. Due che coprono la notte, 4 che arrivano per il giorno, 6 nelle ultime 24 ore i pazienti sono stati 178. "Nonostante non siano ancora le 8.00 di mattina, abbiamo già comunque barelle che circondano l'area, ci sono persone in attesa, hai finito tu adesso, stai andando via, si, ho solo la consegna al collega. "Abbiam visto 67 pazienti stanotte, un grande afflusso questa notte, c'è stato". Morena lavora qui da 2 anni, ha 35 anni, è sposata e non ha figli. Notti, weekend, festivi, sempre al lavoro. Dopo quante ore smonti ? "Dopo più di 13, adesso vado a casa" Alle 8.00, quando inizia il turno diurno, i pazienti in attesa di visita sono 8. Ad impegnare due medici e 2 infermieri c'è un uomo in shock cardiaco che ha assunto cocaina ed eroina per tutta la notte. Alle 11:30 ci sono 22 barelle all'interno, 14 fuori, 6 persone restano qui in attesa di trovare posto in reparto dalla terapia intensiva arriva un medico per trasferire chi si aggrava. Le urgenze aumentano ma i medici sono sempre gli stessi che devono rispondere alle esigenze di pazienti, parenti, colleghi. "Un lavoro di sacrifici, molti turni notturni, molte festività impegnate, Rischio clinico, a fronte poi di una non possibilità di incrementare lo stipendio diciamo di base, con un attività libero professionale. Un mese fa uno dei 15 medici si è licenziato, ha cambiato lavoro e vita è arrivata una dottoressa che qui aveva lavorato come infermiera, ma non sempre gli ospedali riescono a riempire questi vuoti, e così per coprire i turni, si rivolgono alle cooperative. "In questo ospedale, al pronto soccorso non abbiamo medici di cooperativa ma in Regione Lombardia il 30% dei pronto soccorso ha dovuto ricorrere a medici di cooperativa per coprire i turni o per rinforzarli o in qualche caso addirittura per coprire il servizio. Ricordo che per lavorare in ospedale, dobbiamo avere oltre alla laurea in Medicina e Chirurgia, una specializzazione adeguata all'area dove operiamo. Ebbene i medici di cooperativa non necessariamente hanno queste caratteristiche ovvero sono dei laureati in medicina ma non per forza hanno una specializzazione. "Allora adesso fermo, che buco". Un medico di cooperativa, arriva a costare anche 90,00 euro l'ora e nonostante il più delle volte non ha la specializzazione di medicina di urgenza eppure si può trovare a gestire un politrauma come questo che necessita di intervento e terapia intensiva. "E'un lavoro che dà cioè personalmente mi dà tanto, cioè, arrivo a casa proprio comunque soddisfatta di quello che faccio cioè perché comunque sento, spero comunque di riuscire ad aiutare qualcuno". "La nostra difficoltà attuale è trovare i posti letto nei reparti e poi sicuramente la mancanza di personale c'è un motivo per cui i medici anche giovani preferiscono un altro ambito, perché meno stressante a parità di stipendio, sono molto più a casa, fanno molte più ferie". Alle 13.00, i pazienti in attesa di trovare un posto in reparto sono 8, a fine giornata diventeranno 15.























