L'inchiesta Prisma che vede al centro la Juventus, si allarga ad altri club. Venerdì alcuni atti di indagine sono stati inviati dalla Procura di Torino ad altre sei procure italiane per competenza territoriale, presumibilmente a quelle di Genova, Bologna, Udine, Modena Bergamo e Cagliari, che ora dovranno indagare sulle operazioni che la società bianconera ha effettuato con Sampdoria, Bologna, Udinese, Sassuolo, Atalanta e Cagliari e valutare i profili penali anche per queste squadre. I PM torinesi sostengono che tra Juventus e questi club, vi siano stati accordi segreti, nelle intercettazioni venivano chiamati: impegni di riacquisto non federali. Di fatto, delle scritture private non comunicate alla Lega Calcio con le quali le Società mascheravano con il cosiddetto diritto di recompra, un vero e proprio obbligo di riacquisto dei calciatori, in questo modo le plusvalenze che ne derivavano potevano essere iscritte a bilancio. Il prossimo passo del procedimento penale verrà mosso il 27 marzo, giorno di inizio dell'udienza preliminare al Tribunale di Torino. Il GUP, Marco Piccolo, dovrà decidere se rinviare a giudizio i 12 indagati, la società Juventus più 11 persone fisiche, tra cui Andrea Agnelli e Pavel Nedved, ex presidente e vice e Maurizio Arrivabene, ex AD, oppure se pronunciare sentenza di non luogo a procedere, laddove ritenesse infondate le accuse della Procura. Ma l'udienza si bloccherà subito, perché la Juventus chiede lo spostamento del processo da Torino a Milano, sede della Borsa presso cui è quotata. Intanto, proprio Andrea Agnelli torna sulla questione Superlega, in un'intervista al quotidiano olandese De Telegraaf la definisce necessaria per la sostenibilità finanziaria del calcio e rivela che nel 2019 anche Aleksander Ceferin, numero uno della UEFA, era d'accordo così come tutti i top club europei, ma che poi si è tirato indietro per la contrarietà delle Leghe nazionali.























