48 persone fra cui 9 minori, partite dalle coste dell'Africa in viaggio su una fatiscente barca di legno sono state avvistate dal ponte della Geo Barents, la nave di Medici Senza Frontiere, in missione di ricerca e soccorso nel canale di Sicilia. Sono ora in salvo a bordo in attesa di raggiungere un porto in cui attraccare. Un porto sicuro come prevede il diritto internazionale e come ha ricordato il Tribunale di Catania accogliendo il ricorso che SOS Humanity aveva presentato contro il primo decreto del Governo Meloni in materia di immigrazione firmato il 6 novembre dai ministri Piantedosi, Crosetto e Salvini. Un provvedimento che aveva imposto alla Humanity One di restare in acque italiane solo per il tempo necessario ad assistere le persone in precarie condizioni di salute, vietando così lo sbarco a 35 dei 179 migranti, definiti dal Ministro dell'Interno, il carico residuale. Uno sbarco selettivo: in 144 furono autorizzati, gli altri restarono a bordo, iniziarono lo sciopero della fame. Solo dopo una seconda ispezione medica chiesta dall'equipaggio scesero tutti a terra. Secondo il provvedimento, la nave avrebbe dovuto lasciare le acque nazionali ma la ONG si oppose e presentò ricorso. Il giudice del tribunale civile di Catania ha definito illegittimo il decreto precisando che in base al diritto internazionale un soccorso può ritenersi concluso soltanto con l'approdo in un porto sicuro e lo sbarco di tutti i naufraghi.























