Milano, Liliana Segre racconta agli studenti la shoa

20 gen 2020

Quando entra nel teatro è un'esplosione di applausi scroscianti. Migliaia di studenti tutti in piedi. “Grazie Liliana” hanno scritto alcuni e altri “Lo scudo all'odio è l'amore”. La Senatrice a vita, testimone vivente della Shoah, da anni trasmette ai ragazzi la sua storia, storia collettiva di un popolo sterminato e perseguitato, una storia che ci riguarda tutti, da non dimenticare. Presente anche la Ministra dell'istruzione Azzolina. “Siamo noi la sua scorta, la proteggiamo noi dagli odiatori. Senatrice, me lo lasci dire, tutta la scuola si onora di essere la sua scorta”. Poi quando Liliana Segre inizia a raccontare con la consueta calma e semplicità è una calamita per tutti. “Colpevole di essere nata ebrea, nessuno ha avuto pietà di noi”. “Non era pazzo nessuno. Erano persone grandi odiatori nei confronti di quelli che secondo loro erano inferiori alla razza superiore, così come sono i bulli, che bisogna arrivare a compiangerli perché sono dei finti forti i bulli”. Ma come si fa a sopravvivere a 13 anni all'orrore di Auschwitz? “Diventammo lupe affamate, egoiste, così come erano già loro. Dopo 15 giorni non piangemmo più, scegliemmo la vita”. Per oltre un anno la giovane Liliana si nutre di odio e di vendetta. “Quando mi resi conto che non provavo più odio e sete di vendetta, ma provavo pietà, provavo pena per questi, capii che ero pronta a fare il mio dovere di testimone”. “Mi ha fatto molto piangere quando ha detto che ha lasciato la mano di suo padre e da quel momento non l'ha più rivisto”. “Posso chiedere a voi cos'è che avete imparato oggi?”. “Che odiare non porta assolutamente a niente, anzi, bisogna avere pietà delle persone, aiutarle”. “I comportamenti, l'indifferenza della gente che non voleva guardare per esempio. Sono cose che rimangono e che feriscono”.

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