Da quando il mare è tornato calmo dopo l'ondata di maltempo e dopo il ciclone che ha interessato la scorsa settimana il Mediterraneo centrale le partenze dalle coste dell'Africa non si sono mai fermate. Barche così piene che a volte riescono a navigare solo per poche miglia. Un barcone segnala l'OIM, è affondato al largo della Libia, una settantina i morti, sono solo 7 i sopravvissuti. Dalla Tunisia da due giorni piccole imbarcazioni arrivano di continuo a Lampedusa, l'approdo più vicino. Intercettati quando erano già quasi davanti all'Isola da Guardia Costiera e Guardia di Finanza complessivamente quasi 400 migranti sono sbarcati nelle ultime 24 ore. Tra loro una cinquantina di donne e altrettanti minori. Partite dall'Algeria, altre imbarcazioni hanno raggiunto le coste Sud-Occidentali della Sardegna, un centinaio in tutto le persone a bordo, soccorse dalla Guardia di Finanza. 48 naufraghi sono stati invece recuperati su una barca in difficoltà dalla Geo Barents di Medici Senza Frontiere, la nave sta facendo rotta verso Ancona porto assegnato dal Viminale, distante 800 miglia nautiche dalla zona di ricerca e soccorso. "Chiederci di navigare per 5 giorni quando altri porti idonei sono molto più vicini, è contrario al Diritto Internazionale e al miglior interesse dei sopravvissuti", dicono da Medici Senza Frontiere e anche da SOS Mediterranee che con la nave, Ocean Viking, sta facendo rotta su Ravenna con gli 80 quattro naufraghi salvati da un gommone stracolmo. La maggior parte sono ragazzini soli alcuni in stato di ipotermia. Il soccorso in mare, fanno notare dall'organizzazione umanitaria, non solo non è da ostacolare o criminalizzare ma è un dovere degli Stati, a cui le ONG suppliscono di fronte a quella tragedia che negli ultimi cinque anni ha visto morire in mare più di 20000 persone.























