La nave Diciotti è un’imbarcazione della Guardia costiera italiana, corpo speciale della marina militare. Per giorni il governo del suo Paese non ha concesso ad una sua nave il permesso di attraccare in un porto italiano. Ottenuto l’ok di arrivare a Catania dal ministro dei Trasporti, un altro ministro, quello dell’Interno, ha precisato che se l’attracco era stato concesso, non era permesso lo sbarco dei 177 migranti salvati a bordo della nave. Prima lo stesso ministro aveva minacciato di rispedirli tutti in Libia. Lo sbarco verrà autorizzato solo dopo che altri Paesi europei si sono detti disponibili ad accogliere parte dei passeggeri. Lo schema quindi è sempre lo stesso. Gli italiani, militari e civili, fanno il loro dovere di esseri umani: salvano vite in mare. Il governo italiano cerca di sensibilizzare gli altri paesi. L’Europa però si smuove, e non sempre, solo se l’Italia tocca o supera il limite del consentito dalla legge internazionale, minacciando rispedire i migranti dove vengono abusati e stuprati, impedendo ad una propria imbarcazione di toccare il suolo patrio e di fatto costringendo decine di persone a bordo alcune delle quali bisognose di asilo, ostaggio del continuo braccio di ferro tra i pacifici stati europei.























