Torino, protesta di Anita contro la dad

16 nov 2020

Ogni giorno dal 6 novembre, inizio del lock down qui in Piemonte, Anita prende il banchetto, la sedia, libri, il tablet e viene davanti alla sua scuola a seguire le lezioni. A lei si è unita Lisa sua compagna di classe della II D della Italo Calvino di Torino e Maya, 16 anni, del vicino liceo Gioberti. Seguono le prime due ore da qui poi tornano a casa per il resto delle lezioni e non hanno intenzione di mollare. Siamo qui per tornare a scuola e chiedervi di aiutarci a tornare a scuola davvero. Fino a quando andrete avanti? Fino a che non riapriranno le scuole. Come definiresti questo tuo gesto? Una protesta pacifica. Ti ha telefonato la Ministra Azzolina, che cosa ti ha detto? Mi ha fatto i complimenti perché le è piaciuto il mio gesto di protesta e ha detto che provvederà a riaprire le scuole. Questo gesto è perché vogliamo dare voce a chi non ce l'ha. Perché dobbiamo tornare a scuola, perché la scuola è uno dei posti più sicuri in questo momento, secondo me lo è sempre stato e vogliamo tornare a scuola. Cos'ha pensato subito? Ho pensato brava, ho pensato coraggiosa, che io probabilmente non l'avrei mai fatto a 12 anni. Io come papà e come insegnante sono orgoglioso di queste due ragazze e soprattutto sono convinto che la scuola deve rimanere aperta perché la scuola è un presidio di legalità e di socialità. Che cosa ti manca di più della scuola? Mi manca tutto, i professori, le interrogazioni, i compagni, gli scambi di merenda. Tutto quanto.

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