Viadotti a rischio, De Micheli: no rischi ma adeguamento Ue

10 gen 2020

Un documento della terza sezione del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, Commissione permanente per le gallerie, datato novembre e inviato ai vigili del fuoco e ai provveditorati alle opere pubbliche. Un elenco di circa 200 gallerie, 105 sulla rete in concessione ad ASPI e 90 in concessione ad altre società che non sarebbero impermeabilizzate nè dotate di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza, di vie di fuga e luci guida in caso di evacuazione. Insomma, 200 infrastrutture non a norma rispetto alle misure previste dall'Unione Europea per tutte le gallerie appartenenti alle reti stradali, transeuropee. Pagine al centro della giornata politica, ma soprattutto sulla scrivania della Guardia di Finanza di Genova nell'ambito dell'indagine sul crollo all'interno della galleria Bertè sulla A26 dove il 30 dicembre si sono staccate due tonnellate di cemento dalla volta. Tutta la questione, e ci sono diverse voci a sostenerlo, non riguarderebbe la sicurezza, ma solo il mancato adeguamento alle norme europee. Il punto però è capire cosa comporti questo adeguamento. Il Ministro dei Trasporti precisa: Non c'è un rischio, c'è un'attività di adeguamento ad alcune norme obbligatorie comunque un'attività non, diciamo, ancora in ritardo, ma che dà la possibilità e garantisce la sicurezza dentro alle galleri. E Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali, scrive: non ci sono 200 gallerie a rischio, è sbagliato e fuorviante collegare i ritardi nell'adeguamento alla normativa europea con qualsiasi problema di sicurezza strutturale delle gallerie. Comunque, precisa ASPI, l'adeguamento in corso nel 90% dei casi, mentre per il restante 10% sono in corso le gare d'appalto per l'aggiudicazione dei lavori.

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