Virus, in piazza a Napoli tanti insegnanti precari

08 giu 2020

La manifestazione dei sindacati a Napoli per la ripartenza della scuola a settembre vede molti precari arrabbiati. E questo nonostante sia previsto un concorso straordinario nel decreto scuola, i precari sono tanti e spesso da molto tempo. Sono precaria da otto anni e tantissimi di noi insegniamo da settembre a giugno in maniera continuativa, abbiamo gli stessi obblighi, gli stessi doveri dei docenti di ruolo, ma nessun diritto. Per affrontare questa emergenza che riguarda nove milioni di alunni e un milione di insegnanti non servono scenari complicati ci servono solo quattro cose: soldi. Almeno il doppio rispetto a quelli che hanno stanziato l'abolizione delle classi pollaio, l'aumento degli organici del personale ATA e dei docenti e gli interventi strutturali solo queste quattro cose. Tutto il resto è noia. Altro che discussioni sul plexiglass il coronavirus ha fatto esplodere questi problemi atavici ormai con più rabbia e frustrazione. Come si può sentire dalle parole di chi è in piazza in una regione, la Campania, con altissima dispersione scolastica. Le condizioni per cui noi possiamo partire in sicurezza sicuramente sono: avere degli spazi più ampi, quindi un edilizia scolastica confacente per questo periodo e quindi eventualmente anche pensare a giustamente un maggiore organico per affrontare eventualmente come dire, sdoppiamento di classe e quant'altro. Più di 15-16-17 alunni in campania non ci possono stare. Quanti alunni ci sono per classe mediamente in Campania ? Ci sono scuole di Napoli che ne hanno 33. Qual è il problema più pressante? Innanzitutto la precarietà non c'è personale a sufficienza. E poi i plessi scolastici non sono sicuri. Ecco perché bisogna insistere perché la scuola non rimanga indietro se non riparte la scuola in sicurezza è il Paese che non riparte, anzi compromettiamo il futuro, perché senza la conoscenza questo Paese non si può sviluppare. E poi non è detto che vada bene con i concorsi, come denunciano questi ricorrenti che il Tar aveva immesso in ruolo. Poi la sentenza del Consiglio di stato ha ribaltato la vicenda.

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