Waw, progetto a difesa delle donne vittima di violenza

23 nov 2021

"Sono entrata in comunità con i miei figli però tanti anni ho passato in Italia dove sono stata incarcerata a casa da lui, non so niente di fuori, non conosco nessuno, non vedo nessuno, a parte i miei figli e lui. Qui io ho cominciato a vedere la vita". Otto partner, sei italiani e 2 svizzeri, 300 donne da aiutare e sostenere con progetti di inclusione lavorativa. Da dicembre 2020 è partito Waw, Women At Work, una rete di associazioni con l'obiettivo di supportare le donne e i loro figli vittime di violenza. "Lo specifico delle comunità è la protezione, la tutela e la riformulazione di un progetto personale, che non è già necessariamente un progetto professionale, tuttavia succede molto spesso". Una volta inserite in ambito lavorativo la donna viene sostenuta fino alla completa autonomia. Anni di violenze rendono fragili queste mamme che spesso vivono recluse senza alcuna autonomia. "Oggi il fatto che ci siano una presenza di molte culture fa sì che ci troviamo davanti a comportamenti che sarebbero per la nostra cultura attuale squalificanti ma già da diversi decenni, mentre dobbiamo fare i conti con anche delle culture che hanno una loro arretratezza, per le quali ad esempio la donna è ancora una sorta di proprietà del marito ma anche della famiglia, diciamo del nucleo parentale". Imparare a cucinare per due o per dieci persone, curare un bambino e gestire il budget familiare con oculatezza, lavorare all'esterno in un'occupazione quotidiana, gestire il tempo libero e le vacanze costituiscono un grande traguardo per queste donne, il che non significa dimenticare ma ricostruire. "Abbiamo notato un aumento di queste segnalazioni, nel senso che sono diventate più fluide, sono meno difficili di quanto non fossero 15-20 anni fa dov'erano più rare e occorreva in qualche modo contrastare una tendenza sociale a tenerle più coperte, nascoste". Giorno dopo giorno, fragilità e passi avanti, successi e sconfitte, ricadute e vittorie, il percorso per chi entra in queste comunità è difficile e impegnativo ma è il primo passo concreto per il recupero della propria normalità, della propria libertà. "Ho imparato a essere piano piano autonoma, ce l'ho fatta a trovarmi il lavoro e ce l'ho fatta anche a fare la patente. Quando ero con lui erano solo dei sogni, invece i miei sogni si stanno avverando".

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