Stop alla flat tax per le partite iva sopra i 65.000 euro

L'estensione della flat tax per le partite Iva non si farà. L'ampliamento del regime agevolato agli autonomi con redditi tra i 65.000 e 100.000 euro è stato, infatti, ufficialmente accantonato. È la prima vittima eccellente del nuovo Governo, che ha cambiato rotta rispetto al precedente, soprattutto in materia di politiche fiscali. La misura è una bandiera della Lega, che l'anno scorso, nell'unica legge di bilancio varata dall'esecutivo gialloverde, era riuscita a farne approvare una prima tranche. Oggi, infatti, le partite Iva con ricavi fino a 65.000 euro pagano il 15% di tasse, che scendono al 5% se sono appena state aperte. Una norma, va detto, che ampliava il già esistente regime agevolato per le partite Iva, che pure prevedeva un prelievo al 15%, ma poneva paletti più stringenti. L'allargamento della flat tax alle partite Iva fino a 100.000 euro, con prelievo al 20%, era previsto a partire da Gennaio 2020. L'estensione, che era comunque sotto la lente di Bruxelles, avrebbe avuto un costo stimato per lo Stato di 2 miliardi per i prossimi tre anni, risorse che il Governo giallorosso ha scelto di destinare ad altro. Una marcia indietro rispetto a quanto scritto nero su bianco nella precedente manovra, destinata a scontentare centinaia di migliaia di contribuenti, specialmente al nord, dove risiede la maggior parte dei quasi 5 milioni di partite Iva italiane. Resta, invece, il regime forfettario per gli autonomi con redditi fino a 65.000 euro, che finora ha riscosso un indubbio successo, ma ha sollevato anche critiche per il possibile incentivo al nero. Nei primi sei mesi del 2019 lo hanno scelto circa la metà delle nuove partite Iva, con un aumento di circa il 40% rispetto al 2018. Novità in chiave anti-evasione potrebbero arrivare, in ogni caso, anche per questa platea, come ad esempio l'obbligo di rilasciare la fattura elettronica.


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