Allerta virus, Alitalia chiede cassa integrazione

28 feb 2020

Se il turismo è uno dei settori più colpiti dall'emergenza coronavirus le compagnie aeree sono tra le maggiori danneggiate e anche Alitalia, già in crisi e tenuta in volo grazie ai finanziamenti pubblici, paga il conto. L'azienda gestita dal Commissario Giuseppe Leogrande ha chiesto la cassa integrazione, da fine marzo a ottobre, per quasi 4000 dipendenti, due terzi dei quali per motivi legati al diffondersi dell'epidemia che sta riducendo la vendita dei biglietti. In pratica Alitalia vorrebbe rinunciare per 7 mesi al 30 per cento della forza lavoro. Da tempo il vettore utilizza la cassa integrazione, ma non con numeri così alti. Finora sono stati circa un migliaio i dipendenti lasciati a casa per periodi di 3 mesi. La procedura crea allarme non solo perché è legata all'infezione partita dalla Cina, le compagnie aeree temono ripercussioni dal costo di 30 miliardi di dollari, ma anche perché a breve sarà pronto il nuovo bando per la cessione di Alitalia, con la possibilità di venderla a pezzi. Un'opzione studiata per rendere più semplice la ricerca di un compratore, visto che flotta, tratte aeree e personale navigante appaiono la parte più appetibile, ma che genera molte incognite sul destino delle divisioni e i lavoratori della manutenzione e dei servizi a terra. Per ridurre l'impatto dell'emergenza sanitaria sul turismo, uno dei comparti più importanti per il nostro Paese, il Governo sta intanto studiando una serie di aiuti per lavoratori e aziende. Misure analoghe riguarderanno più in generale l'intera economia italiana che, già cagionevole, rischia di finire in recessione. Provvedimenti per sostenere le esportazioni e il Made in Italy, ma anche indennizzi e agevolazioni specifiche per famiglie e imprese degli 11 Comuni della cosiddetta zona rossa, dove saranno sospesi per 6 mesi i pagamenti delle bollette, luce, gas e rifiuti, le rate dei mutui e dell'assicurazione auto, più agevolazioni per le piccole e medie imprese che hanno bisogno di prestiti.

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