Allerta virus, aziende temono calo forniture dalla Cina

05 feb 2020

L'impatto per il momento è limitato, ma le aziende italiane che hanno fabbriche in Cina o che dipendono dal Paese asiatico per le forniture di materiali, sono in allerta. L'allarme per il coronavirus ha bloccato molti siti produttivi nella regione centrale di Wuhan, epicentro dell’infezione. Complice il Capodanno lunare, poi le chiusure sono state prolungate. Così, per esempio, Brembo, l'azienda italiana nota in tutto il mondo per i freni per macchine, pensa di far ripartire le catene di montaggio il 10 Febbraio, dopo una serrata di 20 giorni. Lo stesso dovrebbero fare i produttori di auto, uno dei settori che potrebbe risentire di più dell’epidemia. La Cina è uno dei maggiori fornitori mondiali di componenti elettronici; uno stop prolungato della produzione è in grado di mettere in difficoltà gli approvvigionamenti a livello planetario, tanto che diverse case automobilistiche hanno fermato le catene di montaggio, che hanno nel Paese del Dragone. Per il momento e per le prossime settimane si riuscirà a tamponare la situazione, facendo ricorso alle scorte di magazzino, ma il timore è che la situazione si aggravi, tanto da costringere le imprese a sospendere la produzione anche in patria, come accaduto per Hyundai in Corea del Sud. Ma non c'è solo l'industria manifatturiera in allerta. Il turismo con in primis il comparto fieristico, rischia di pagare un conto salato. Per contenere i contagi si moltiplicano le cancellazioni di eventi. Non si terrà l'edizione di Shanghai di Milano, unica fiera del tessile prevista a marzo, mentre la Milano Fashion Week, in programma fra due settimane, dovrà fare a meno di gran parte degli acquirenti cinesi, bloccati in madrepatria a causa delle limitazioni ai viaggi aerei. Il settore della moda italiana inizia a fare i conti. Intanto Swatch annulla il salone di Zurigo, dove avrebbe presentato i suoi orologi di lusso, e la coreana LG non sarà presente al Mobile Word Congress, la più grande fiera della telefonia mobile, in programma dal 24 febbraio a Barcellona. Insomma, le conseguenze economiche dell’epidemia iniziano a farsi concrete.

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