Allerta virus, governo pensa a commissari per sbloccare grandi opere

05 mar 2020

Per contrastare il pericolo di una recessione economica dovuta agli effetti negativi dell'epidemia di coronavirus, il Governo vuole dare una scossa anche alle opere pubbliche, spingendo i tanti cantieri fermi in giro per l'Italia. Per rimettere in moto le ruspe si pensa al modello Genova, cioè alla gestione commissariale sperimentata per la ricostruzione del ponte Morandi, crollato nell'estate del 2018. Un modello che ha funzionato perché non c'erano divergenze sulla necessità di un intervento d'emergenza. L'idea che circola adesso è quella di nominare una serie di commissari che, grazie a poteri speciali in deroga alle regole in vigore, possano velocizzare le procedure e avviare i cantieri. Da superare lo scoglio dell'iter per le gare d'appalto, la fase che spesso ingolfa o non permette l'avvio dei lavori. Il Ministero dei trasporti ha individuato una lista di 21 opere che spaziano dalle strade alle ferrovie, passando per la messa in sicurezza di infrastrutture esistenti. I cantieri fermi nel nostro Paese in realtà sono molti di più. L'Ance, l'Associazione dei costruttori, ne conta oltre 700 per un valore complessivo di 62 miliardi di euro. Un elenco in cui c'è di tutto, dalle scuole agli ospedali, passando per gli interventi necessari per ridurre il rischio idrogeologico. Se si restringe il campo alle opere considerate strategiche, si possono considerare una trentina di infrastrutture, che da sole valgono oltre 50 miliardi. Si va dall'alta velocità Torino-Lione all'ammodernamento ferroviario in Sicilia e ancora una serie di autostrade che, a macchia di leopardo, riguardano tutta la penisola. Non tutti questi progetti sono già finanziati. È il caso della linea C della metropolitana di Roma e di quella 5 di Milano o della Pedemontana Lombarda, solo per fare qualche esempio. La maggior parte delle volte però a tenere fermi i cantieri sono problemi di natura burocratica.

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