Coronavirus, disoccupazione usa aprile balza al 14,7%

08 mag 2020

I numeri del coronavirus fanno paura negli Stati Uniti. Anzitutto quelli delle vittime, con oltre un milione e duecentomila casi gli Usa sono di gran lunga il Paese più colpito al mondo dalla pandemia. Nelle ultime 24 ore i morti sono saliti a 2500 rispetto alla media di 2000 che sembrava essersi assestata all'inizio della settimana. D'altronde, nonostante le indicazioni della comunità scientifica, molti stati hanno iniziato a riaprire e ad allentare le restrizioni alla circolazione delle persone, spaventati dalle ricadute economiche di un blocco prolungato ricadute che vengono già fotografate da altri numeri, quelli sull'occupazione. Nel solo mese di aprile sono stati oltre 20 milioni gli americani che hanno perso il lavoro e la disoccupazione è balzata dal 4,4% di marzo al 14,7 mai cosi male dai tempi della grande depressione negli anni trenta. Dati che non sono una sorpresa ha commentato il Presidente Trump convinto che i posti di lavoro torneranno e che il prossimo anno sarà positivo per l'economia. Ottimista anche Wall Street che non ha reagito negativamente, anche perché gli analisti si aspettavano cifre peggiori attorno al 16 %. Molti di questi posti di lavoro persi, inoltre, sono legati ad attività come la ristorazione, i servizi che hanno chiuso a causa del lockdown e la speranza che possano tornare una volta che si riprenderanno le attività commerciali, anche se c'è chi invita alla cautela, sottolineando che gli Stati Uniti per misurare il tasso di disoccupazione considerano solo le persone che hanno attivamente cercato lavoro nelle ultime quattro settimane e che dunque la realtà potrebbe essere ben peggiore. Ma i mercati sono stati rassicurati anche dei primi segnali di distensione fra Pechino e Washington, con Trump che pur continuando a dirsi convinto della teoria del virus scappato in qualche modo dai laboratori cinesi ha teso una mano, sottolineando di non credere che l'amministrazione guidata da Xi Jinping, lo abbia fatto apposta. E con la Cina, che ha sottolineato che nonostante il momento difficile tregua sui dazi con gli Stati Uniti, siglata lo scorso gennaio, rimane in piedi.

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