Dl rilancio, norme per regolarizzare lavoro degli invisibili

14 mag 2020

Con la misura sulla regolarizzazione dei cosiddetti “invisibili”, nel concreto l'esecutivo ha dato il via a un'operazione per far emergere il lavoro nero e legalizzare i migranti in ambiti in cui le irregolarità nel nostro Paese appaiono particolarmente diffuse, e cioè quelli dei braccianti agricoli, delle colf e delle o dei badanti. La misura riguarda tutte le persone che abbiano un rapporto di lavoro non in regola, siano essi cittadini italiani oppure stranieri con un permesso di soggiorno scaduto. La richiesta potrà essere presentata dal 1° giugno al 15 luglio direttamente dal lavoratore oppure dal datore di lavoro. Vediamo i dettagli in entrambi i casi partendo dal primo. Se il permesso di soggiorno è scaduto entro lo scorso 31 ottobre, i lavoratori che sono già stati impiegati in ambito agricolo o domestico potranno richiedere un permesso temporaneo di 6 mesi. Si aprirà quindi per loro una finestra estremamente importante, durante la quale, se otterranno un contratto regolare, potranno convertire il permesso temporaneo in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Per la pratica è previsto il pagamento di 160 euro. Secondo caso. Se la richiesta parte dal datore di lavoro, questi, nel presentarla, dovrà indicare sia la durata del contratto, sia la retribuzione, che non potrà essere inferiore a quella prevista dai contratti di categoria. Anche qui non sarà una richiesta a costo zero. Per ogni persona fatte emergere il datore di lavoro dovrà pagare 400 euro più un forfait a titolo contributivo e fiscale. Naturalmente sono previsti dei limiti per l'applicazione delle nuove norme. Primo: nel caso sia un migrante, occorre che il lavoratore sia stato fotosegnalato, insomma censito nel nostro Paese, prima dello scorso 8 marzo. Secondo: presentando la richiesta i datori di lavoro non si esporranno a nuove denunce, ma non saneranno eventuali procedimenti penali già in corso a loro carico per reati specifici, come il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, lo sfruttamento o il caporalato. Terzo: non potranno presentare nessuna richiesta se hanno subito una condanna penale negli stessi ambiti negli ultimi 5 anni, ugualmente non potrà farlo il lavoratore che ha ricevuto un decreto di espulsione dal nostro Paese o è considerato pericoloso per l'ordine pubblico.

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