Governo deve decidere perimetro del recovery plan italiano

24 feb 2021

196 miliardi, anzi no 209, anzi no quasi 224, a un certo punto si è addirittura parlato di 312 miliardi, sommando al recovery i classici fondi comunitari. Ora, però, pare che il Governo Draghi voglia fare chiarezza sulla somma destinata al nostro Paese tra prestiti e aiuti europei. La proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza presentata a gennaio dal precedente Governo prevedeva spese per 223,9 miliardi di cui 209 dal Next generation eu, i restanti, invece, circa 14 miliardi e mezzo, la fetta rosa che vedete nel grafico, erano state aggiunti nelle ultime bozze, una cifra inserita nell'ipotesi che alcuni progetti potessero essere bocciati dalla Commissione europea e che aveva permesso al precedente Governo di estendere gli interventi per venire incontro alle richieste dei ministeri e forze politiche, così infatti il Governo Conte voleva mantenere un margine di sicurezza che garantisse il pieno utilizzo delle risorse europee, se per esempio un progetto da 2 miliardi di euro venisse bocciato da Bruxelles ci sarebbe già una valida alternativa pronta, una decisione che però aveva attirato critiche da parte degli istituti di sorveglianza l'Ufficio parlamentare di bilancio aveva espresso perplessità sulla manovra chiedendo chiarimenti al Governo sulla contabilizzazione dei fondi, lo stesso avevano fatto anche i tecnici del Senato scrivendo che nel caso in cui la Commissione europea non dovesse bocciare nessun progetto l'Italia dovrebbe decidere se accantonare quei 14 miliardi oppure spenderli ugualmente aumentando il deficit pubblico di quasi mezzo punto percentuale, anche per questo la nuova cabina di regia sul recovery plan che nascerà al Ministero dell'economia sembra orientata verso l'eliminazione dei 14 miliardi di cuscinetto, questa decisione utile a evitare future grane al Governo ne aprirebbe però una oggi, l'esecutivo dovrebbe infatti ridurre i progetti nel PNRR scontentando qualcuno tra i neoministri, una missione mai facile in politica, per di più in una fase in cui il Governo Draghi potrebbe decidere anche di ridurre la richiesta dei prestiti europei nel caso in cui i tassi di interesse non fossero più vantaggiosi.

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