Calo lavoro, Istat: nuovo metodo classificazione occupati

07 apr 2021

Il dato, come molti durante questa pandemia, fa impressione nella sua grandezza: in un anno sono andati persi quasi un milione di posti di lavoro. É uno dei numeri comunicati dall'Istat nel report mensile sulla disoccupazione. E fa impressione anche perché, solo un mese prima, il calo degli occupati, sempre in un anno, risultava inferiore a 500 mila unità. Questa differenza si spiega perché l'Istat, nel frattempo, ha cambiato il metodo di calcolo, adeguandosi alle nuove norme europee. Fino a gennaio infatti, erano classificati come occupati, tutti coloro che avevano un impiego, anche chi non lavorava da oltre tre mesi ma continuava a mantenere almeno il 50% dello stipendio, ad esempio i cassa integrati, o che aveva un'attività autonoma che era stata temporaneamente fermata ma non chiusa definitivamente. Adesso invece chi, pur conservando il posto, non lavora da più di 3 mesi, che sia un dipendente in cassa integrazione o un lavoratore autonomo, viene calcolato tra i disoccupati se risulta attivamente alla ricerca di un altro lavoro, o tra agli inattivi se invece non sta cercando un nuovo impiego. Il fatto di non considerare più tra i lavoratori attivi, tutti coloro che sono fermi da più di 3 mesi, ha fatto crollare il muro delle persone occupate. E infatti, parallelamente, è cresciuto moltissimo anche il dato degli inattivi, aumentati in un anno di oltre 700 mila unità. Ma anche al netto di questo cambiamento formale, il mercato del lavoro resta comunque in una situazione di grave difficoltà, solo parzialmente attenuata dal blocco dei licenziamenti. E il timore è che, quando questo finirà, chi adesso è in cassa integrazione possa definitivamente perdere il posto. Non a caso i sindacati sono tornati a chiedere di spostare in avanti la data, attualmente fissata a fine giugno, dopo la quale si potrà tornare a licenziare. Tanto più che, secondo quanto si legge nel rapporto sulla competitività diffuso dall'Istat, quasi la metà delle imprese italiane è poco solida ed esposta al rischio di chiusura di fronte a una crisi esterna.

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