Nozze in vista tra Fiat-Chrysler e Peugeot-Citroen

30 ott 2019

Certe operazioni non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Niente romanticherie, per carità. Questo è un matrimonio di interesse, e peraltro sono anche quelli che durano di più. La notizia è che FIAT Chrysler e PSA Peugeot stanno per convolare a nozze. L'operazione, che sarà con ogni probabilità annunciata giovedì, fa nascere un gigante da 45 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa, il quarto produttore mondiale di auto, con 9 milioni di vetture l'anno. Ci avevano già provato in passato forti di quelle che si chiamano complementarietà operative tra le due aziende, anche di una sintonia familiar gestionale, perché entrambe controllate dalle rispettive storiche dinastie. Formalmente sarebbe PSA a presentare l'offerta, ma l'alleanza sarà tra pari. L'operazione, a lungo cercata dallo scomparso Sergio Marchionne, che prevedeva la sopravvivenza solo per i colossi da 10 milioni di auto, si spiega dal punto di vista finanziario, industriale e manageriale. Il gruppo italo-americano guadagna l'asset del futuro della mobilità, ovvero l'avanzata piattaforma elettrica che hanno i francesi, e colma così un clamoroso ritardo sui concorrenti. Con Peugeot trova inoltre il miglior sostituto possibile di Marchionne, Carlos Tavares, attuale capo di PSA, soprannominato il Cristiano Ronaldo degli amministratori delegati dell'auto, e non solo perché portoghese. Sarà lui a guidare il gigante, mentre John Elkann, principale azionista, anche dopo la fusione, resterà presidente. L'alleanza consente inoltre al Lingotto l'accesso al ricchissimo mercato cinese, ben presidiato dai francesi, e porta viceversa in dote quello americano, dove Chrysler è forte. Al di là dell'annuncio che arriverà, la storia recente insegna che tra il dire e il fare ce ne passa. Lo scorso giugno un'analoga operazione sfumò con Renault perché, disse FCA, lo Stato francese, azionista, si mise di traverso. È lo stesso governo che ha il 12% di PSA, ma forse oggi le cose sono cambiate. I sindacati apprezzano, anche se fanno sapere che resteranno vigili sui livelli occupazionali, mentre fonti di Parigi fanno filtrare la necessità di un consolidamento nel settore. E le Borse festeggiano i promessi sposi.

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