Turismo sci, un'economia da 12 miliardi di euro

27 nov 2020

Il turismo invernale con le sue settimane bianche, i suoi impianti sciistici, i soggiorni nei paesaggi immersi nella neve, regge l'economia di intere regioni dell'arco alpino e degli Appennini. Tutte queste attività generano un giro d'affari tra 10 e 12 miliardi di euro nel settore lavorano 120mila persone, 400mila se si considera l'indotto. Di questi, 15mila lavorano nei circa 2000 impianti di risalita, chiusi per evitare assembramenti come quello visto a Cervinia a fine ottobre e altrettanti sono i maestri di sci. Ma poi ci sono i negozi che noleggiano le attrezzature, le guide, gli addetti alla manutenzione delle piste e tutto quello che ruota intorno al turismo della neve nelle nostre montagne e località sciistiche, dall'ospitalità in alberghi e b&b ai negozi, dalle baite ai bar, ai ristoranti e alle discoteche. A seconda di quanto a lungo gli impianti resteranno chiusi, si stima un calo di fatturato tra 30 e 70 percento, condanni che potrebbero superare gli 8 miliardi di euro. Cifre percentuali che vanno a sommarsi a quelle della passata stagione colpita solo parzialmente dalla pandemia ma che ha comunque visto un calo del fatturato del 15% sulle Alpi e del 30 sugli Appennini. L'indecisione su quando sarà possibile riaprire pesa anche sugli investimenti che andrebbero fatti, basti pensare alla neve. Sono ormai anni che sempre più spesso la neve sulle piste è quella sparata dai cannoni, che ha un costo. Per innevare 1600 ettari di impianti del Trentino, ad esempio, serve qualcosa come 24 milioni di euro.

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