Virus Cina, si teme freno all'economia mondiale

28 gen 2020

La paura del virus cinese blocca le frontiere con Hong Kong, uno dei principali centri finanziari dell'Asia. Treni sospesi da giovedì e riduzione dei voli col Paese del Dragone, che a sua volta sta applicando restrizioni agli spostamenti interni e alle fabbriche. Partiamo da qui per capire perché i mercati temono tanto un'epidemia, proprio nel momento in cui si stava tirando un sospiro di sollievo per la tregua fra Pechino e Washington nella guerra dei dazi. Il rischio è che le limitazioni alla circolazione delle persone possano frenare viaggi e consumi, con ripercussioni su molti settori industriali, con l'aggravante che al momento non si sa se queste misure saranno efficaci, né per quanto tempo dureranno. Chi rischia di più è la Cina, potenza economica mondiale, il cui rallentamento avrebbe però ripercussioni sull'intero pianeta. Il calo del prezzo del petrolio che si sta registrando con previsioni al ribasso per tutto l'anno in corso, è uno dei sintomi di questa incertezza diffusa tra gli investitori. Pechino è un grosso importatore di materie prime e il ragionamento che si fa è questo: meno viaggi, meno richieste di carburanti, meno consumi, meno domanda di energia da parte dell'industria. Difficile al momento capire quali effetti possa avere tutto questo sull'economia, anche quella italiana. Diverse banche d'affari e istituzioni iniziano a formulare caute, ma non certo ottimistiche, stime sulla crescita. C'è comunque un precedente che può darci qualche indizio e che risale al 2003, quando scoppiò sempre in Cina l'epidemia di SARS. Si ritiene sia costata, a livello globale, circa 40 miliardi di dollari e che abbia depresso diverse aree del mondo, dall'estremo Oriente fino agli Stati Uniti. È prematuro fare paragoni col passato, ma alcuni settori sono già in allarme, dalle compagnie aeree all'auto, passando per il lusso, uno dei comparti in cui il made in Italy è forte e che teme una contrazione delle vendite all'estero.

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