Voucher, possibile decreto del governo prima del referendum

I voucher potrebbero avere le ore contate e potrebbe essere lo stesso Governo a decretarne la fine, ancora prima del referendum della Cgil che ne chiede l’abolizione totale. Andiamo con ordine. Nati per dare un minimo di copertura contributiva e assicurativa a chi svolge lavori occasionali e contrastare il lavoro nero, i buoni lavoro sono piano piano cresciuti in modo abnorme anche grazie alle leggi che via via ne ampliavano le possibilità di utilizzo, diventando in alcuni casi anche fonte di abusi. Da qui il referendum promosso dalla Cgil per abolirli. Nel frattempo, però, la politica è al lavoro per cambiare le norme prima del referendum, ed evitare il voto. Da una parte c’è il Parlamento. La Commissione lavoro della Camera ha approvato un testo che limita, e di parecchio, i casi in cui i voucher possono essere utilizzati. Prevede, infatti, che li potranno usare solo le famiglie e le aziende con zero dipendenti. Per le famiglie il buono continuerebbe a costare 10 euro, per le aziende la spesa salirebbe a 15 euro. Vengono inoltre fissati dei tetti annui di guadagno e di utilizzo. Ma ancora prima che queste modifiche possano essere approvate dal Parlamento potrebbe intervenire il Governo con un decreto legge già questa settimana. Le strade che l’Esecutivo ha davanti sono tre: recepire il testo approvato dalla Commissione lavoro della Camera così com’è, il che farebbe crollare il numero dei voucher al 18 per cento rispetto ad oggi; decidere, rispetto a quel testo, di escludere le micro aziende e consentire l’uso solo alle famiglie (in questo caso l’utilizzo scenderebbe al 3 per cento dell’attuale). In entrambi i casi non è detto che si riesca a evitare il referendum. L’ultima parola spetterebbe infatti alla Cassazione dopo aver sentito il parere della Cgil. È per questo che nelle ultime ore si sta facendo strada una terza ipotesi. Palazzo Chigi potrebbe decidere di abolire direttamente lo strumento, vanificando completamente uno dei due quesiti referendari del 28 maggio.


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