40 anni di Aids, Vella: meno paura ma pandemia non sconfitta

29 nov 2021

Il primo caso in letteratura è stato pubblicato a luglio dell'81 quando si erano ammalati dei pazienti prevalentemente omosessuali con delle strane polmoniti. Dopo i primi anni disastrosi in cui morivano tutti, quindi giovani, ragazzi, ma sia omosessuali, che tossicodipendenti, che persone che avevano rapporti sessuali.. Perché non era la malattia degli omosessuali, lo sappiamo bene, non era la malattia dei tossicodipendenti. Comunque diciamo che c'è stato un periodo iniziale in cui morivano tutti. Poi sono arrivati i farmaci. I farmaci tengono il virus a bada, non c'è il vaccino, e quindi il mondo occidentale se l'è un po' scordato. Non fa più tanta paura e i ragazzi non lo conoscono. Ed è un problema perché ancora gira. Gira tantissimo per esempio anche accanto a noi, nei Paesi dell'Est. Tantissimi casi soprattutto attraverso chi si inietta le droghe per via endovenosa. Però in Africa e nel mondo povero ci sono ancora un milione e mezzo di casi di infezioni ogni anno. Quindi questo virus sta ancora là. La pandemia non è sconfitta per niente. Anche se poi nel mondo povero siamo riusciti a portare i farmaci. Però certo non riusciamo a raggiungere tutti e quindi.. Quei farmaci che tra l'altro qui permettono addirittura di impedire la trasmissione. Se una persona prende i farmaci regolarmente non trasmette il virus. È quella famosa cosa, slogan, che si dice che U=U undetectable = untransmittable cioè se sei undetectable cioè non si trova il virus nel sangue non trasmetti l'HIV. Beh questa è stata una cosa straordinaria per cui il trattamento oggi è diventato anche una forma di prevenzione che però non riusciamo a portare a tutto il mondo. Quindi noi stiamo cercando di portare, anzi ci siamo riusciti in parte, a portare i farmaci nei Paesi del Sud del mondo anche attraverso il Global Fund però questa diseguaglianza che c'era a quei tempi tra Paesi ricchi e Paesi poveri, ci risiamo, è la stessa cosa che sta succedendo con i vaccini per il Covid-19. Purtroppo così come ci abbiamo messo tanto poco, diciamo, per fare un vaccino per il Coronavirus, anche se c'era tanta ricerca alla base, per l'HIV non ci siamo. Per tanti motivi abbiamo tardato a capire quale era la spike dell'HIV, adesso l'abbiamo capito. Però il problema è che questo virus si integra nelle cellule bersaglio, i linfociti, subito come entra si integra e da lì non lo scolli più. E questo è uno dei problemi. Non riusciamo a trovare un vaccino che blocchi questa parte di integrazione. Ma una delle speranze è trovare un vaccino terapeutico che impedisca la progressione dell'infezione malgrado l'infezione. Però per il momento c'abbiamo bisogno dei farmaci, assolutamente. Sono quelli che tengono sotto controllo l'epidemia.

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