America 2020, sondaggi: Biden stacca Trump

12 giu 2019

L'esperienza insegna che i sondaggi politici possono sbagliare anche in maniera clamorosa. Le elezioni presidenziali americane del 2016 ne sono state un chiaro esempio, e nulla vieta di pensare che errori di quel tipo si possano ripresentare anche nel 2020. In questa lunga marcia di avvicinamento all'Election Day, però, di peso i sondaggi continuano ad averne, eccome, se è vero, come è vero, che anche l'ultimo in ordine di tempo ha contribuito ad alimentare la tensione tra il Presidente Donald Trump e il suo più diretto rivale, nella fattispecie l'ex Vicepresidente democratico Joe Biden, dato avanti di ben 13 punti rispetto all'attuale inquilino della Casa Bianca. Un vantaggio schiacciante, lo ha definito Tim Malloy, Vicedirettore dalla Quinnipiac University, ateneo del Connecticut, che ha realizzato le ultime rilevazioni, a ridosso del duello a distanza tra i due contendenti, entrambi impegnati in incontri pubblici in Iowa. L'ex braccio destro di Barack Obama non è andato tanto per il sottile nel descrivere The Donald come una minaccia all'esistenza dell'America. In quello che il New York Times ha definito il giorno più feroce dei primi sei mesi di campagna presidenziale, l'attuale commander in chief è tornato a definire il rivale a loser, un perdente, un addormentato, mentalmente debole e poco rispettato. Dato interessante, Biden sembra già essere oltre le primarie. Nella sua campagna sta di fatto ignorando gli altri 22 democratici attualmente in gara e sta concentrando il suo messaggio sull'urgenza di cacciare Trump dalla Casa Bianca. L'Iowa è uno dei cosiddetti swing states, chiamati, non a caso, anche battleground states. È uno di quegli stati che davvero si trasformano in un campo di battaglia, perché il voto non è mai scontato, ed è spesso determinante. Nel 2016 Hillary Clinton fu pesantemente sconfitta dopo che Obama aveva vinto per entrambi i mandati. Sempre restando ai sondaggi, Biden si conferma il favorito tra i Dem, ma subisce un calo rispetto a maggio, passando dal 35% al 30%. A fine marzo, subito dopo la discesa in campo, aveva toccato il 38%. Mantiene comunque un vantaggio a doppia cifra rispetto a Bernie Sanders, che è il rivale più vicino, al 19%.

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