Caos in Iraq per le proteste antigovernative

25 ott 2019

Le richieste sono sempre le stesse, quelle di qualche settimana fa, quelle della prima fase della mobilitazione che sta accendendo l'Iraq, che la classe politica del Paese venga sradicata. Il secondo step, però, è sempre più infuocato. A un anno dalla salita al potere del Primo ministro Abdel Abdul Mahdi, centinaia di persone si sono radunate in piazza Tahrir, dove la bandiera tricolore dell'Iraq diventa strumento di soccorso ai manifestanti temerari. Le forze di polizia sparano lacrimogeni, colpi d'arma da fuoco in aria e pallottole di gomma verso chi protesta nei pressi della zona verde, l'area centrale della città e sede degli uffici diplomatici esteri. A niente sono servite le parole del grande ayatollah sciita iracheno Ali al Sistani, la più importante figura religiosa del Paese, che ha chiesto ai manifestanti di rimanere pacifici e alle forze di sicurezza governative di mantenere il controllo nel gestire la situazione. Quel che si vede però racconta la risposta. La resistenza di chi protesta è proporzionale all'insofferenza verso le politiche del Primo ministro, verso l'alto tasso di disoccupazione e verso la corruzione della classe politica del Paese. L'Iraq è il secondo produttore di petrolio al mondo e il dodicesimo Paese più corrotto, secondo Transparency International, dove una persona su cinque vive al di sotto della soglia di povertà e la disoccupazione giovanile è intorno al 25%.

pubblicità