Cile, in 100 mila in piazza contro disuguaglianze

24 ott 2019

Non passano neppure 24 ore dalle scuse chieste alla nazione dal Capo dello Stato, che la gente a migliaia si riversa per le strade di Santiago del Cile. Il messaggio dei manifestanti è chiaro, il pacchetto di riforme sociali, promesso da Sebastian Piñera, non è sufficiente a placare il malcontento. “Il Cile si è svegliato” scandisce a più riprese la gente radunata nella più grande mobilitazione convocata dall'inizio dei disordini. E se le proteste erano nate per denunciare povertà, disuguaglianza, corruzione sempre più dilaganti, ora puntano direttamente al Presidente cileno, ritenuto incapace di traghettare il Cile fuori dalla crisi. La disparità fra ricchi e poveri è tra le più alte d'America Latina, il salario minimo da marzo è di 3000.000 pesos, ossia meno di 400 euro e contemporaneamente una serie di rincari, dai mezzi di trasporto all'energia, hanno reso il costo della vita altissimo. L'istruzione e la sanità sono accessibili a pochissimi. Lo sciopero va avanti, “Basta aumenti dei prezzi e abusi” scrivono su Twitter i sindacati, che attaccano anche la decisione di Piñera, di continuare a imporre lo stato d’emergenza nella maggior parte del Paese, di ricorrere al coprifuoco e all'esercito per controllare le manifestazioni. Opinione pubblica poi scossa anche dal moltiplicarsi di denunce presentate dall'Istituto Nazionale dei diritti umani, sull'atteggiamento brutale dell'esercito contro i cittadini e le presunte torture eseguite dai soldati in luoghi pubblici. Ma Piñera se da una parte promette un corposo pacchetto di riforme sociali, dall'altra non intende cedere sulle misure eccezionali sull'uso dell'esercito, imposto per sedare i disordini di piazza. Intanto aumenta il bilancio delle vittime dall'inizio delle proteste ad oggi, mentre è di circa 5.000 il numero delle persone arrestate.

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