Cop26, i punti essenziali dell'accordo di Glasgow

14 nov 2021

Se le parti non sono a loro agio è stata una buona trattativa, lo dice con l'aria di chi la sa lunga l'inviato americano per il clima John Kerry che rispolvera il vecchio adagio della negoziazione. Certo di perfetto si intravede veramente poco nei contenuti di questo accordo ma andiamo per ordine. La finanza climatica è stata la parte più combattuta i paesi più poveri aspettano ancora parte di quei 100 miliardi l'anno che erano stati promessi delle nazioni più ricche per adattarsi alle conseguenze delle crisi climatica, nuovi fondi sono stati promessi ma ancora nulla è stato fatto per capire come debbano arrivare a destinazione. Loss and damage letteralmente perdite e danni e ancora di soldi si parla ma questa volta i danni già causati dalla crisi climatica ai paesi che meno hanno contribuito a creare questa situazione. Rimarrà come la parte più debole dell' accordo si stabilisce un fondo, ma le resistenze di Stati Uniti e Unione europea remano contro. La parte che ha rischiato di far saltare tutto, per la prima volta, nella storia dei negoziati sul clima vengono messi nero su bianco i riferimenti alla fine delle centrali a carbone e lo stop ai finanziamenti ai combustibili fossili, causa principale del riscaldamento globale. Il testo è stato via via ammorbidito per le pressioni di Cina e soprattutto India e alla fine è rimasto, sostituendo fine con diminuzione. Non è il massimo ma è un risultato salutato da molti come un successo. Obiettivo minimo era mantenere vivo il target dell' aumento della temperatura globale entro un grado e mezzo dall'età preindustriale e obiettivo è stato. Il riferimento al grado e mezzo dunque rimane il testo finale ma gli impegni per raggiungerlo sono ancora largamente insufficienti. L'unico modo per non superare il grado e mezzo infatti, è ridurre le emissioni di gas serra e farlo soprattutto nei prossimi dieci anni. La Cop26 chiede ai Paesi di presentare i piani che guardino al 2030, ma già in maniera stringente entro la fine del 2022 alla Cop 27 di Sharm el Sheikh. Insomma una specie di accordo ad interim in cui proprio la Cop 27 capiremo se la conferenza di Glasgow aveva seminato bene. Boris Johnson in apertura l'aveva definita l'ultima chiamata e la retorica del ora o mai più appare inevitabile vista la posta in gioco ma la verità è che specialmente una crisi climatica il fallimento non è un'opzione non possiamo permetterci un pianeta invivibile per noi quindi non c'è altra scelta che riprovare e riprovare, ecco perché Cop27 in Egitto sarà la nuova chance perché l'unica cosa che puoi fare quando rimane indietro e perdi terreno in questa guerra e rialzarti e provare a rimontare.

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