Crisi Bielorussia, dialogo telefonico Draghi - Putin

22 nov 2021

L'energia e la crisi Ucraina sempre più incandescente, ma il piatto forte della conversazione tra Mario Draghi Vladimir Putin è stata la crisi dei migranti che si consuma al confine tra Bielorussia e Polonia. Perché se è vero che si svolge lontano dei confini della Russia è anche vero che a Minsk, Mosca è ancora la grande madre e il peso di Putin è decisivo. Su questo fronte è però difficile immaginarsi la piena collaborazione dello Zar, visti i tanti dossier che lo contrappongono a lui e alla Nato con le forniture di gas usate come mezzo di pressione sul vecchio continente e le truppe russe che si esercitano al confine con l'Ucraina. Del resto la linea di Putin è chiara. Dai colloqui telefonici tenuti con il Presidente bielorusso Alexander Lukashenko, è emerso solo che l'Unione Europea deve trovare una linea diplomatica per dialogare con Minsk. Minsk che rilancia la palla della responsabilità a Bruxelles, accusando gli europei di non fare nulla per risolvere la crisi, e anzi denuncia le violenze e gli abusi perpetrati dai polacchi contro i migranti che erano riusciti attraversare il confine. Insomma, stallo totale nonostante i segnali di apertura da parte di leader influenti come Angela Merkel, che ha avuto due telefonate con Lukashenko. Da quel che viene fatto trapelare però sono state conversazioni che hanno portato a ben pochi risultati. Anzi, hanno anche innescato una polemica sull'accoglienza dei profughi. La Bielorussia aveva assicurato la scorsa settimana che il cancelliere tedesco avrebbe negoziato un corridoio umanitario con l'UE per evacuare i restanti 2000 migranti in Germania. Questo annuncio è stato però fermamente smentito dal Governo tedesco che lo ha definito inammissibile.

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