Floyd, nuovo video pestaggio afroamericano da agenti

06 giu 2020

America ferita. Investita da un'indignazione che valica i suoi confini e che ora rischia di essere ulteriormente alimentata. Mentre le ultime parole che George Floyd è riuscito a pronunciare prima di essere ammazzato, I can't breathe, diventano un hashtag mondiale di sdegno e rabbia nei confronti di ogni forma di discriminazione razziale, di sopruso, abuso e le manifestazioni si moltiplicano nel Paese, un nuovo video scuote gli Stati Uniti. Tacoma, stato di Washington, 3 Marzo. Sarah McDowell sta tornando a casa. Davanti a lei c'è un'auto della polizia ferma. Fuori degli agenti si stanno accanendo su un uomo, pestandolo. È un afroamericano, si chiama Manuel Ellis, ha 33 anni. Lui è a terra. Sarah trova il coraggio di urlare e prova a fermare gli agenti. Arrestatelo, ma non picchiatelo. Un appello che resterà del tutto inascoltato. Sarah scopre solo ora che Manuel muore quella stessa notte, incappucciato. Soffocato anche lui come Floyd per ipossia dovuta ad immobilizzazione fisica, secondo quanto documentato dal medico legale in una autopsia che è di fatto una certificazione di omicidio per soffocamento. La polizia racconta che è stato Ellis ad iniziare la lite, è stato lui a sollevare un agente, buttandolo a terra. È grave intanto l'anziano manifestante settantacinquenne spinto immotivatamente da un ufficiale di polizia di Buffalo e lasciato in terra immobile in una pozza di sangue durante una manifestazione di protesta per il caso Floyd. Qualche giorno fa l'ex Presidente Barak Obama aveva commentato definendo "il razzismo, il peccato originale d'America". Un peccato originale ripreso dai telefoni in quei video che diventano delle prove schiaccianti "Non è giusto che siano necessarie queste immagini" è il commento del sindaco di Tacoma dopo la morte di Manuel, "per rendere consapevoli le persone della verità sul razzismo sistemico e sul suo impatto violento nelle vite dei neri nella mia stessa vita".

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