Fukushima dieci anni dopo

07 mar 2021

Questa è la fine che hanno fatto le famose serre di Fukushima orgoglio di questo Paese. Fukushima era alla prefettura più avanzata dal punto di vista della produzione biologica del Giappone. Quando le autorità dicono che la situazione è sotto controllo, forse indicano il fatto che è abbandonato. Fukushima, 10 anni dopo. Se i danni del terremoto, ma soprattutto quelli del terribile tsunami sembrano essere stati in qualche modo superati, quelli dell'incidente nucleare di fatto tuttora in corso sono ancora visibili soprattutto all'interno dell'ex zona proibita, l'anello di circa 20 chilometri dalla centrale di Fukushima, pressoché interamente riaperta al transito, ma non alla ripresa della vita quotidiana. Qui, nonostante le promesse del Governo e delle autorità locali non solo non è iniziata la ricostruzione, persino la lenta, costosa, probabilmente inutile opera di decontaminazione, non sembra procedere come avrebbe dovuto. Questo è uno dei tanti depositi a cielo aperto della terra raschiata, contaminata a suo tempo. La buona notizia è che adesso non c'è assolutamente segno di radioattività. Siamo a circa 0,1, massimo due microsievert. La brutta notizia è che questa terra è ancora qua, significato chiaro che questa città, come tanti altri villaggi vicini, non sono destinati a riprendere la loro attività. Ne sa qualcosa gli Yoshi Okonno, 68 anni, un medico chiropratico che avevo incontrato subito dopo lo tsunami in un centro di raccolta degli sfollati. Lui ogni tanto torna qui davanti alla sua casa di Tsushima, risparmiata dall'onda anomala, ma ancora contaminata dalle radiazioni. Non riesco proprio a rassegnarmi. So che non potrò più tornare a viverci. Ma continuo a venire qui con il mio contatore per verificare di persona il livello delle radiazioni. Ecco, vedete ora sono addirittura aumentate. L'anno scorso erano attorno al 3,5 microsievert. Ora guardate segna 4,8. Il limite massimo per poter vivere qui è di 0,2. Pensate qui dovrebbe passare la staffetta olimpica. Tornare, non tornare, che fare, si legge in questo striscione. Sta per commuoversi con noi, abbassiamo la telecamera per rispetto del suo dolore.

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