Impeachment, voto alla Camera la prossima settimana

12 dic 2019

Al Senato Donald Trump vuole uno show, mentre la Commissione giustizia della Camera si appresta a votare nelle prossime ore gli articoli di impeachment che poi passeranno la prossima settimana al vaglio dell'aula, a maggioranza democratica, alla Casa Bianca già si guarda alla seconda e decisiva fase del provvedimento, quella al Senato che dovrebbe iniziare a gennaio e, secondo varie indiscrezioni, il Presidente avrebbe già avanzato richieste chiare ai senatori repubblicani, nella consapevolezza che, grazie ai numeri a suo favore, al Senato potrà essere il suo partito a tirare le redini. Trump sembra intenzionato a trasformare questa seconda parte del procedimento in uno spettacolo a suo uso e consumo elettorale, in cui chiamare a deporre tutti i suoi principali nemici politici, dall'agente della CIA, rimasto anonimo, che per primo con la sua denuncia ha alzato il velo sullo scandalo Ucraina, passando per la speaker della Camera, Nancy Pelosi, fino all'ex vicepresidente Joe Biden e il figlio Hunter. Non solo, Trump vorrebbe che tra le testimonianze e le prove raccolte ci fosse anche il rapporto che il suo avvocato Rudy Giuliani sta preparando ormai da mesi, proprio sulle presunte irregolarità della partecipazione di Hunder Biden nel board di Burisma, una società energetica ucraina. Una tattica che, però, non sembra piacere ai senatori repubblicani che vorrebbero sbrigare in fretta la pratica impeachment e temono che un nuovo processo con testimonianze pubbliche al Senato possa, in realtà, essere controproducente, soprattutto se fondato sulla controversa figura di Giuliani. Ma l'Ucraina Gate non è l'unico scandalo fra i pensieri di Donald Trump. Ieri ha testimoniato al Senato l'ispettore generale Horowitz, che ancora una volta ha confermato che, pur essendoci stati degli errori da parte dell'FBI, l'inchiesta sul Russiagate non è stata fatta partire per ragioni politiche. Posizioni ben diverse da quelle della Casa Bianca e anche da quelle del Ministro della giustizia William Barr che assicura che, invece, il suo procuratore generale Durham ha raggiunto conclusioni diverse nelle sue indagini, i cui risultati saranno resi pubblici entro il mese di giugno, quando saremo in piena campagna elettorale per le elezioni del 2020.

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