Libia, Conte: mantenere pace interesse comune

13 gen 2020

“Le modalità concrete per assicurare che questo cessate il fuoco sia duraturo le studieremo a Berlino, ci confronteremo. Tra le varie opzioni sul tavolo c'è sicuramente quella di un gruppo di interposizione, ma ne discuteremo a Berlino.” “Presidente, Radio Radicale, Mariano Giustino. Mosca, Turchia e Russia stanno concordando una tregua per firmare una tregua ad Al- Sarraj e Haftar. I due attori si sono dichiarati mediatori. Non c'è il rischio che l'Italia, così come pure la Germania, assuma un ruolo di facilitatore in questa questione, in questa crisi libica? Quale può essere la ...” “Non c'è il rischio che? “Che Italia e Germania possano assumere un ruolo di facilitatore, cioè di andare a ruota, senza avere un ruolo comprimario in questa crisi libica?” “L'espressione del facilitatore è un'espressione ambivalente. Noi siamo facilitatori della pace, di un processo politico. Auspichiamo, anzi, rivendichiamo questo ruolo e questo primato. Forse lei intende facilitatore in un senso succedaneo, come dire, saremo un po' estromessi dalla prima linea. Guardi, no, questo l'ho già dichiarato. Quando si fanno valutazioni di scenari così complessi, invito tutti a valutare in visione prospettica ad affrontare uno scenario così complesso di politica estera. Non dobbiamo fare né i tifosi da stadio né fare valutazioni e commenti di piccolo cabotaggio. Qui non è una rincorsa a chi fa prima e a chi fa di più. Se tutti non lavoriamo nella medesima direzione, se tutti non riusciamo a convergere su un'agenda condivisa, non si va da nessuna parte! Ecco perché io, personalmente, saluto come estremamente positiva l'iniziativa e le dichiarazioni turche e russe che in questo momento, avendo ovviamente un ruolo sul terreno, cosa che l'Italia non ha per scelta personale dell'Italia, scelta politica, strategica, il fatto cioè di non mandare armi, di non mandare soldati, quindi in questo momento che l'iniziativa sia stata intrapresa di un cessate il fuoco, questo invito, dalla Turchia e da Russia, non è importante da chi, è importante il risultato. Per quanto riguarda il processo politico, chi ha una visione più complessiva può comprendere che non possono essere due Paesi a dettare l'agenda di un processo politico, per cui nella Conferenza di Berlino lavoreremo tutti insieme. L'Italia, voi vi preoccupate e ogni giorno misurate ogni singolo episodio e avvenimento, l'Italia ha adesso un ruolo, non ha un ruolo. Non si misura il ruolo a credibilità di un Paese, la presa e l'influenza di un Paese su singoli episodi, perché, sennò, poi, si viene fuorviati. Oggi, ad esempio, da alcuni giornali leggo da parte di autorevoli commentatori che il sottoscritto avrebbe voluto, quasi avesse fatto un tranello a Al Serraj, voluto fare incontrare Haftar e Serraj. Questo significa non conoscere il dossier libico ed è stato scritto da autorevoli commentatori. Secondo voi è pensabile o proponibile ai nostri due interlocutori che sono in guerra “Venite qui, adesso ci incontriamo a Roma”? Non è stata assolutamente concepita una cosa del genere! Ricordate che ho organizzato la Conferenza di Palermo e ho già sperimentato a Palermo, quando non c'era la guerra, la difficoltà di farli sedere, di farli partecipare alla medesima conferenza, come ho già sperimentato le forti contrapposizioni a livello internazionale che si scatenano sul terreno libico quando si affronta la questione libica, quindi io, ripeto, ragioniamo, voliamo alto, voliamo con direzione strategica. E' importante per l'Italia. L'Italia non può non recitare una parte, ce lo riconoscono tutti e ci sono ragioni storiche, economiche e culturali che ci riconoscono questa influenza sul terreno libico. La nostra è un'influenza che spendiamo non per ipotecare il futuro a nostro “Cicero pro domo sua” per una nostra finalità, per il nostro bieco interesse. Noi vogliamo spendere questo potere di influenza, questo ruolo, per indirizzare il popolo libico verso il benessere, verso la prosperità, verso l'autonomia e, soprattutto, indipendenza, autonomia e indipendenza. Ecco perché è importante che nessuno, io lo dico chiaramente a tutti gli interlocutori, l'ho detto oggi al Presidente Erdogan, l'ho detto ieri al Presidente Putin, lo dirò a tutti e anche l'Italia non vuole assumere un ruolo primario in modo da condizionare il futuro per i suoi personali interessi. Noi dobbiamo lavorare per l'interesse del popolo libico, per il popolo libico.” “Presidente, lei l'ha sottolineato un paio di volte oggi, autonomia, unità e indipendenza, mentre per Erdogan queste parole non sono affatto pronunciate. Questo ha fatto pensare che esattamente i vostri piani per il futuro della Libia non collimino.” “No, invece anche nel colloquio che abbiamo avuto riservato e poi c'è stato un secondo luogo con tutte le legazioni abbiamo avuto piena condivisione. L'Italia vuole assolutamente avviare la Libia - l'ho detto anche in conferenza stampa - verso un processo. Un processo, ovviamente, democratico, richiede del tempo. Se i tempi delle elezioni, immaginiamo che si possa arrivare a uno scenario di un cessate il fuoco duraturo e avviare un processo politico, non significa che il giorno dopo si voteranno e ci saranno delle libere e credibili elezioni. Questo processo richiederà molto tempo in Libia, ma prima dobbiamo arrivarci attraverso vari steps. Questa è l'agenda italiana. Questa è l'agenda che condividiamo con le Nazioni Unite, che condividiamo con l'Unione Europea, l'agenda su cui tutti gli altri attori dovranno convergere.” “Lei si è sentito rassicurato da Erdogan che loro non vogliono una divisione per parti di influenza.” “Mah, guardi, non c'è in questo momento uno Stato che può recitare un ruolo da protagonista in Libia, tanto è vero che c'è un conflitto, quindi già questo crea contrapposizioni, quindi nessuno può pensare di ... Non è uno scenario in cui nessuno, sarebbe molto arrogante, ma anche velleitario che qualcuno possa pensare di recitare un ruolo per i suoi personali interessi in prospettiva futura, eliminando tutti gli altri e, soprattutto, calpestando gli interessi del popolo libico. Dal presidente Erdogan non ho avuto, devo dire, non ho avuto assolutamente questa indicazione, non ho tratto questa indicazione.” “L'agenda di questi giorni è ricca di politica estera, però io, adesso, la riporto un attimo in Italia e anche all'intervista che ha fatto stamattina al Corriere. Intanto i partiti di maggioranza si stanno preparando a quel confronto che voi farete, quindi ci sarà poi ... Che cosa si aspetta, intanto, da questa verifica, da questo confronto interno dei partiti della maggioranza? Cosa auspica più che altro?” “Io auspico che questi confronti interni siano ampi e partecipati e poi pervengano anche a delle proposte molto condivise. Questo dibattito interno, anzi, è salutare perché la linfa che ci consentirà poi di dare nuovo carburante, immettere nuovo carburante nella macchina governativa, nuove energie per l'attività di Governo. Da questo punto di vista, quindi, è chiaro che, a parte adesso questi dossier internazionali che in questo momento sono assorbenti, ma questo non ci distrae, ovviamente, dal dibattito interno e dalla politica interna, ma ben vengano alcuni giorni in più per dare modo a tutte le forze politiche di operare questa riflessione al proprio interno. A fine mese ci ritroveremo e potremo operare più facilmente una sintesi. Io, per parte mia, anche io sto facendo le mie riflessioni, le mie elaborazioni e ci confronteremo tutti insieme e state tranquilli che perverremo a un'agenda condivisa, un'agenda per il processo riformatore che vogliamo varare e ci ritroveremo molto più convinti, molto più determinati, troveremo una sintesi efficace e condivisa!”

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