Paolo Giordano ricorda Sepulveda

16 apr 2020

Il Covid19 si è portato via anche uno degli scrittori più amati, credo della mia generazione. Insomma, ricordo a vent'anni divoravamo tutti i suoi primi libri. Forse Paolo Giordano è già collegato con noi, premio Strega col suo primo romanzo d'esordio, se vuole fargli una domanda, a te Sara, buon pomeriggio Giordano. Buongiorno, buongiorno a voi. Buon pomeriggio. Grazie, ma prima di salutarvi mi piacerebbe sentire da Paolo Giordano qual è il ricordo cui associa a Sepulveda, io, il mio libro preferito è quello dove si cita anche Hemingway, un nome da torero, ma poi penso che ho fatto leggere ai miei ragazzi da bambini la storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, che insegna proprio la diversità, la tolleranza, il rispetto fra le persone. Insomma, abbiamo perso davvero tanto oggi, credo. Si, io non ho avuto, purtroppo, l'occasione di incontrarlo di persona e oggi me ne dispiaccio enormemente, peraltro è stato, uno strano simbolo quello che avviene oggi con la sua morte, no, perché Sepulveda è stato il primo ammalato anche illustre di Covid, la notizia del suo ammalarsi ha fatto subito il giro del mondo e in un certo senso, davamo per scontato che sarebbe guarito e questo è uno degli aspetti più terribili di quello che sta accadendo che poi le cose veramente accadono e veramente portano delle conseguenze nonostante tutta la nostra incredulità. Io un aspetto che amo molto della sua letteratura è il fatto che Sepulveda come i veri grandi scrittori abbia attraversato tutto nel suo racconto, ha raccontato l'amore, ha raccontato l'oppressione politica, ma non si è mai lasciato determinare interamente da una sola esperienza, lui che è stato imprigionato sotto Pinochet, lo sappiamo, è riuscito a rinascere anche nelle fiabe, quindi a ritrovare una levità, nonostante tutto quel dramma. Questo mi sembra anche un'idea molto importante da portarsi dietro oggi, l'idea che tutto quello che accade, per quanta sofferenza porti, per quanto porti a delle trasformazioni che ci sembrano...da cui ci sembra di non poter tornare indietro. Esiste una possibilità di levità oltre questo e lui è riuscito a trasmetterla veramente in letteratura e c'è un altro aspetto che secondo me è molto importante ricordare della sua vita in queste ore e cioè che Sepulveda è stato un viaggiatore instancabile ed è stato per lui, lui ha veramente eliminato i confini nella sua vita, è stato un vero cittadino del mondo. Spesso lo usiamo un po a sproposito questa espressione, ma lui lo è stato e in questo momento noi non ci stiamo comportando con la stessa grandezza che lui ha avuto perché stiamo reagendo a questa pandemia con un'enormità di confini sempre più alti e forse, anche per rispetto a lui, dovremo cercare di prendere un approccio, l'approccio che lui avrebbe avuto verso tutto questo. Giordano quale è stato il suo primo incontro letterario, visto che non lo ha mai conosciuto di persona, con Sepulveda? Io in realtà l' ho letto un po' da giovane, è stato una lettura giovanile, ma forse poi c'è stato un incontro un po' più diretto nel senso che io ho un amico, un carissimo amico di Sepulveda, un amico fraterno e un fotografo che si chiama Daniel Mordzinski che io conosco da una decina di anni e c'è un libro che loro hanno fatto insieme che si chiama "Ultime notizie dal sud", è un libro...un libro di viaggio, che raccontava il Sudamerica ed è un libro di fotografie anche ed è un libro di amicizia e diciamo, nella mia vita più recente, quello è stato forse, che non è una delle opere più note di Sepúlveda, però è stato quello che forse ho sentito più vicino perché ho con me.

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