L'italiano Mauro Ferrari guiderà la ricerca europea

24 mag 2019

Che cosa significa per lei questo ruolo e ha già in mente una strategia? Straordinariamente emozionato di avere la possibilità di essere al servizio dell'Europa, della sua scienza e della gente, delle popolazioni europee che traggono e continueranno a trarre benefici sempre più grandi dall'investimento comunitario nella scienza. La scienza e la ricerca e lo sviluppo sono le basi dei vantaggi competitivi dei paesi delle Nazioni. Per il 202,1 il 2025 la commissione europea ha proposto di incrementare da 13 a 16,6 miliardi il budget a disposizione del Consiglio europeo della ricerca. Credo che sia importante, in particolare nei momenti attuali, che gli investimenti in ricerca continui a crescere, perché è l'investimento sulla ricerca che crea poi il benessere, non solo per le generazioni attuali, ma per le generazioni a seguire, in tutti i paesi membri della comunità. In base a quali obiettivi ritiene che debbano essere selezionati i progetti di ricerca? Il Consiglio europeo finanzia le ricerche più eccellenti. Il criterio di eccellenza è quello dominante, quello principale. In realtà è il cirterio unico. L'altra cosa molto importante è che non diciamo noi agli scienziati su cosa devono lavorare, sono gli scienziati stessi, non è il top-down, è il bottom-up, sono gli scienziati stessi che propongono idee altamente innovative, ed su quelle che si focalizza il Consiglio. Non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la ricerca umanistica. Non solo per la ricerca scientifica, ma anche la ricerca umanistica. Questo, secondo me, è una grande forza del Consiglio europeo, ed è un concetto trasformante ed è un grande vantaggio competitivo. I settorialismi isteriliscono. Il fatto di avere conversazione multi o supra disciplinare, super disciplinare, come mi piace definirla, secondo me è molto stimolante. Questo una forza dell'Europa. Nell'ultima tornata di finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca, l'Italia si è posizionata al quarto posto su 23 ricercatori selezionati. Dieci italiani hanno scelto laboratori stranieri, perché? Se andiamo a vedere lo spostamento dei ricercatori che sono stati finanziati dal Consiglio europeo delle ricerche, ce ne sono di più che hanno vinto i grants all'estero e sono venuti in Italia, rispetto che il contrario, quindi diciamo che la somma globale favorisce il rimpatrio. Qual è lo stato di salute della ricerca italiana? Il problema dell'Italia, se vogliamo, è che se andiamo a vedere il numero di ragazzi e ragazze che vanno a fare un dottorato di ricerca all'estero, per l'Italia è quasi del 24%, la media europea è il 7%. Quindi i questi ragazzi, queste ragazze se ne vanno già prima. Secondo alcuni dati, molti dei ricercatori finanziati dal Consiglio europeo della ricerca, vanno a utilizzare queste risorse in Gran Bretagna. Un'eventuale uscita di questo Paese dall'Unione Europea, che cosa rappresenterebbe? La scienza è veramente un patrimonio globale. Poi la realtà di come funzioneranno i meccanismi di trasferimento con possibile Brexit o non Brexit, questa è una cosa che verrà ancora studiata. Secondo gli addetti ai lavori la nostra è l'ultima generazione che può distruggere o salvare il mondo. E' 'accordo? C'è il rischio che sia vero, nessuno può sapere per certezza. Con certezza perché chiaramente più si avvicinano i momenti cruciali, più ci sono risposte d'emergenza. Io sono ottimista, sono un inguaribile ottimista. Ho fiducia nel genere umano. Parliamo delle grandi sfide del mondo, parliamo di ambiente, parliamo di acqua, parliamo di accesso alla sanità, parliamo di accesso all'energia. Parliamo dei Sustainable Development Goals, naturalmente. Se andiamo a vedere in tutti questi c'è una radice sceintifica. Tutti questi problemi possono essere affrontati con una strategia che comprende fondamentalmente dei contributi scientifici. Nella sfida globale per la conoscenza, mi verrebbe anche da utilizzare la parola predominio scientifico tecnologico, tra Asia e Stati Uniti, che ruolo può giocare l'Europa? Ma, io vedo Stati Uniti, Europa e Asia, come praticamente equivalenti. Non è che siamo primi, secondi e terzi. Siamo più o meno equivalenti. L'Europa produce più o meno un quarto della ricerca mondiale. L'Europa è un gigante. Smettiamola di pensare all'Europa come un ente che in qualche modo, una regione che deve in qualche modo sopravvivere. Siamo forti come i più forti. Con questo viene anche la responsabilità. di essere una regione guida per il mondo. L'Europa ha strumenti straordinari e una storia che non è seconda a nessuno. Secondo me ha un futuro che non è secondo a nessuno. Dipende anche dalla politica e dalla consapevolezza di chi governa questi processi. Oppure? Seconda domanda?.

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